Retro mature escort girl ivry sur seine

retro mature escort girl ivry sur seine

Per ammenda degli altri guasti fatti a Hermence, Nende, Contheys e Saillon, pagassero i patrioti una somma da arbi- trarsi tra i 30 mila ed i 50 mila fiorini fu poi arbitrata in 45 mila , un terzo della quale fosse a carico dei Comuni infe- riori. E se gli abitanti di Leuck e gli altri Alemanni ricusas- sero di pagar la loro quota, i Comuni inferiori col capitolo e col vescovo pigliassero 1q armi per obbligarli.

Eseguiti i patti di tal pace, si dovea far lega perpetua tra il vescovo e i patrioti del Vallese ed il conte di Savoia. In quel documento e narrata per minuto la ri- bellione dei patrioti e l' impresa del Conte. Vero h che nel conto della casa del principe d' Àcaia di Filippo Simeoni , si legge una partita di caricamento die xi septembris m ccc Ixxxiv apud Thonon domino illiic existente in reuersii ca- ptionis ciuilatis Seditnensis.

Ma non rimaneano con questa pace saldate tutte le partite. Domandava il Conte al vescovo mila Oorini d'oro vecchi per le spese della guerra ; il terzo della qual somma donava air amicizia ed al parentado che lo stringeva ad Odoardo di Savoia. Per gli altri centomila, non avendo questi modo di pagarlo né di sicurarlo, era costretto a dismettergli in depo- sito la città di Sion, i castelli di Turbilion, della Maggioria, di Soie, di Montorge, Leuck, Naters, Viège, Conche; in breve, tutte le terre che dipendevano dalla chiesa di Sion, che doveano essere dal Conte ritenute fino ad integrai pagamento della somma di fiorini centomila, e delle spese di guardia.

Si conchiuse quest'ac- cordo il t d'ottobre del a Ripaglia. Ma chi ebbe a piangere amaramente per que' turbini di guerra fu Pier di Dorches: Pare che, per assottigliar le spese di guardia, non le tenesse cosi ben provvedute d' uomini e di munizioni come gliene correva T obbligo. Fatto è che nei primi impeti agevole fu ai patrioti d' occuparle. Il Dorches perdeva la testa, se cadeva nelle forze di Savoia. Frattanto i comuni superiori o non vollero approvar la pace conchiusa con Savoia, o non si curarono d'eseguirne le eondiziom.

Aggravava le cause di divisione lo scisma, aderendo r alto Vallese a Roma, il basso ad Avignone, e prestando obbe- dienza a vescovi diversi. Umberto di Billens occupava nel 1 la cattedra Sedunense, e non potea riscuotere obbedienza dal- l' alto Vallese. Rodolfo conte di Gruyère, zio d'Umberto, era anche balio delle terre vescovili, ed occupava i castelli di Soie, di Montorge, di Turbillon e della Maggioria a nome di Savoia.

Infestato da parziali assalti de' patrioti, raccolse'un nerbo di genti , e si spinse fino a Viège coli' intento d' occupar le valli superiori. Ma appena erasi acquartierato, vide pel buio della notte sorgere le fiamme sinistre de' suoi alloggiamenti incen- diati, e assalito da ogni parte, fu con grande uccisione messo in fuga ; ned egli stesso si sarebbe salvato, se quattrocento uomini della valle di Gessenay Gruyère , difendendo il ponte, non gli avessero assicurata la fuga.

Il vescovo Umberto e il conte di Gruyère impauriti, sol- lecitarono allora con grande istanza l' aiuto del conte Rosso. Là giunsero i deputati di Sion e di Sierra, e inginocchiatisi dinanzi al Principe, rinnovarono la promessa d'eseguir la pace e di costringervi i Comuni superiori. Giunservi poco stante in abito dimesso ed in atteggiamenlo supplichevole gli abitanti di Louéche Leuck a chieder grazia e perdono, e l'ottennero. I patrioti erano mantenuti nella loro durezza dai signori di Ra- rogne, una delle stirpi più antiche e potenti del Vallese, alla quale più tardi rendeva quel popolo ben trista mercede.

Amedeo VII gli die l' assalto, e lo prese facendo un gran numero di prigioni, tra i quali Aimone Ab-Vilere, mag- giore di Conches, e già capitano generale de' patrioti. Dopo quelle d' Aimone e d' Amedeo YI da noi già ac- cennate, un'altra ne avea concbiu.

La medesima obbligazione, e fra gli stessi termini, aveano assunta Berna e Friborgo in favor di Savoia. Gli aiuti doveano esser i maggiori di che la parte richiesta potesse a quel tempo disporre. È, penso, il caso di dire: Iliacos intra muros peccatur et extra. Il conte Rosso, confermando poi per lettere patenti del 10 luglio di queir anno siffatta confederazione, estese spontaneamente l'obbligo degli aiuti per lui stipulati alle tre diocesi, nelle quali doveva egli stesso ricevere il sopcorso dei Bernesi.

Queste confederazioni tra Comuni e Co- muni, tra popoli e popoli, eransi sperimentate in Elvezia effica- cissime durante il corso del secolo di cui parliamo ; assai più efficaci delle immediate protezioni degli imperatori, di cui trop- po scemata era la riverenza, poiché si erano fatti svergognata- mente mercatanti di pergamene e di bolli ; assai più efficaci delle alleanze de' principi, il cui soccorso dipendeva dal lento ed incerto assembramento delle milizie feudali , e che altronde battevansi a malincuore per interessi che o non comprendeano od abborrivano.

Invece i desiderii, le ambizioni, gli interessi erano i medesimi da Comune a Comune, da popolo a popolo. L' associarsi di molti in uno era il mezzo di comporsi in nazione e di grandeggiare. Ma mentre il Conte facea nel campo francese nuova fede di sua prodezza e di sua liberalità, il marchese, raccolte di fitto verno le sue genti, ripigliava Villanovetta.

Era voce che i Saluzzesi avessero una segreta pratica in Racconigi ; onde, addi 24 di detto mese, v'accorse il principe d'Acaia colla principal baro- nia del Canavese. Ma altro erk dar la sentenza, altro farla eseguire. Opponeva il Conte la prescrizione, e il non aver causa dai conti di Ginevra. L' altra stirpe non era venuta di fuori, ma originaria del marchesato d' Ivrea ; e si rannodava, non senza probabilità , alla discendenza del re Arduino, penul- timo italiano che abbia portato la corona d' Italia, poiché l'ulti- mo fu Napoleone.

Gli altri Valperga possedeano, oltre al castello di Valperga, la ricca e popolosa terra di Cuorgnè, il castello e la terra di Pont, Salassa, Rivarossa, Rivarolo, Ri- vara co' suoi due castelli Barbania e SiUeschio. Un lato dei Valperga, potente poco meno dei Ma- ' Vedi il voi.

Stavano co' San Martini guelfi i Taglianti, capi di parte guelfa in Ivrea, i guelfi di vai d'Aosta, il principe d'Acaia co' guelfi di Piemonte , e i Gonzaga signori di Mantova , uno dei quali, Guido, avea condotta in moglie la figliuola del signor di Strambino ; senza parlare del vescovo d' Ivrea, che era degli Avogadro di Vercelli, famiglia guelfissima e potente.

Lungo troppo sarebbe dire le ruberie, i guasti, le arsioni, gli omicidii, le crudeltà, i tradimenti chei San Martini misero in opera contro ai Valperga, i Valperga contro ai San Martini, e nelle attigue e mescolale loro giuris- dizioni , talvolta in una terra medesima, il castello contrappo- sto al castello, la torre alla torre, il trabocco ed il mangano al mangctno ed al trabocco. Questi, bello della persona, di graride accor- gimento e di gran cuore, si pose in animo di racquistare le terre che in non piccini numero Teodoro suo padre aveva im- pegnate perdute nel Canavese ed altrove.

Si concbiuse l'accordo in Rivoli addi 47 di giugao di queir anno medesimo. La som- ma de' patti fu, che Savoia aiuterebbe il Monferrino a ricupe- rar le terre perdute nella presente guerra centra Galeazzo Vis- conti ; non farebbe pace né tregua se non di comune consenso; il paese cbe s' acquisterebbe dovea dividersi per metà, se nel territorio d'Asti; due terzi dovean rimanere a Savoia, un solo, terzo a Monferrato, se fuori.

Racquistandosi la contea diBian- drate, si dovea rendere ai signori di San Giorgio, che la ter- rebbero in feudo per un terzo dal marchese , per due terzi dal conte; Savoia terrebbe dugento lance a posta del marchese di Monferrato. Il difetto di danaro, il bisogno d'assoldar genti per la difesa d' Asti assediata dal Visconti obbligarono il Monferrino a venderla.

Lagnavasi il primo, che il Conte non avesse perennemente mantenuto a disposizione del Mon- ferrato le dugento lance promesse, e che dai dugentomila fio- rini non volesse dedurre il prezzo della terra di Poirino: Giorgio , Cronica del Monferrato , Digitized by VjOOQ le. Lagnavasi poi alla sua volta d' essere stato spogliato del dominio di Chivasso. Intanto, peraltro, V utile e il dispendio di quelle terre fosse suo.

Anzi il principe monferrino avea condotta in moglie la sorella del conte di Vir- tù. Qual fede potesse aversi nelV imparzialità di mediatori po- sti in condizioni si pericolose, io non posso imaginarlo. So bene che Secondotto, dopo d'essersi recato a Pavia affin di sentire r arbi tramento, improvvisamente se ne parli per avvisi datigli che Gian Galeazzo volesse farlo pigliare.

Ma l'esser capace di un'infa- mia non è prova d'averla commessa, massimamente quando autori contemporanei ne assegnano diversa cagione. Non v'è menzione d'una terra chiamata Monmar, di cui m'è ignota l'esistenza, ne di Mercenasco.

Ne vi è un comune chiamato Castiglione di Candia , ma Casti- glione e Candia son due terre diverse. Negli ultimi giprni d' aprile bandironsi giostre a Carignano, e si fecero belle prove in giochi guerrieri. Vano dunque era stato il compromesso fatto sin dal giorno 7 dello stesso niese in Domenico di Montiglio, Bartolomeo di Chignin ed Antonio Ram- bagdi. Vano riusci pur quello fatto ip Piacenza il 29 di novem- bre del in Ibleto di Challant e parecchi altri arbitri; vano quello fatto il 13 del successivo dicembre in persona del conte di Virtù ; vano quello fatio il?.

E frattanto da due anni il Canavese era a fuoco e san- gue. In breve le parole di pochi diven- nero tèma alle conversazioni di molti: I guasti, le rapine, gF incendi, gli omicidii e le crudeltà che quel fiotto popolare scatenato commise contro ai heni ed alle persone degli antichi signori, sono più facili ad imaginar che a dire.

La plebe concitata è sempre feroce: In età barbara ed ignorante dovea essere ferocissima. Vedi ne' protocolli del notaio, Antonio Magnin l'atto del 31 maggio Solo sappiamo che combattè per Savoia una compa- gna di cavalli brettoni comandati da Gioffredo Semerie.

Bonnivardi detto Esciavo venne a pigliarli in settembre del i , e li ricondusse fino a Yenna , usando ogni diligenza perchè non facesser danno ai popoli nel cammino. Che tali aiuti non erano mai senza pericolo. Molti altri e tutti quasi i Co- muni dovettero accordarsi in determinate quantità di fiorini, che gli esattori penarono poi molto a riscuotere, roassimamenbe nella valle Soana e nella valle di Pont, dove gli spiriti erano tutt' altro che tranquillati.

Un Canturini di Sparone, in ducati U. Intanto, nuovo compromesso erasi fatto da Teodoro di Mon- ferrato ed Amedeo di Savoia in Gian Galeazzo Visconti , dive- nuto un'altra volta, né so per qua! Ludovico II detto il Buono era fuor d'ogni dubbio il miglior principe e il più cavalleresco che tenesse dominio in Francia ; e in Inghilterra, dov' era stato prigioniero col re Giovanni, e nelle guerre spstenule dopo il suo ritorno in patria, erasi distinto non meno per lealtà, prudenza e valore, che per adornezza di costume.

Continuarono le offese in giu- gno ; e ai 7 dicembre condussero innanzi a Barbania bombarde ed altri ingegni, coi quali distrussero molte case e ferirono molta gente.

Talvolta ancora chi recavasi a Torino, onde richiamarsi dei danni patiti, doveva guardarsi bene alla persona per non cadere in qualche agguato e perire, od esser tratto prigione. Tal fu la sostanza degli articoli di quella sentenza. I popolani d' ogni terra, d' ogni villata si ristrinsero in lega con forti vincoli di giuramento, affin di scuotere il giogo de' signo- ri: Le loro tristi imprese già vennero da noi rammentate. Castelli distrutti, feu- datari posti al tormento ed uccisi , donne violate, tale é la giu- stizia o piuttosto r ingiustizia del popolo, con cui contamina talvolta anche le cause più legittime e più fondate.

Abbiam già ricordato la convenzione del 9 luglio i , or- dinata da Ibleto di Challant tra la valle di Brezzo ed i San Martini, e riferito come e perché non fosse molto osservata.

Sul finir d'aprile uscirono dal carcere, ma con parola di non partirsi dalla terra di Rivoli, a pena di cento mar- chi d'oro, e di esser chiariti e puniti come falsi e traditori. Circa alla questione delle suc- cessioni, deputarono due arbitri che esaminassero e definissero. Il fodro si pagasse secondo l'antica consuetudine. Le ta- glie volontarie non s'imponessero, salvo in questi casi: Circa alle roide, se pattuite per atto pubblico, si prestas- sero secondo l'atto; se vi fosse consuetudine non impugnata , avesse ad osservarsi la consuetudine.

Negli altri casi si prestas- sero sei roide, al più, airanno o con buoi o colla mano. In caso di guerra, ovvero all'appressarsi delle compagnie di ventura, i fedeli fossero tenuti alla guardia del castello de' loro signori: Similmente fos- sero tenuti in tempo di guerra a lavorare attorno alle fortifi- cazioni.

Circa alle doti e ai debiti, il signore che raccogliesse la successione d' un suo fedele fosse tenuto a pagar le doti alta moglie del morto e gli altri debiti. Gii uomini che erano soliti a far i fossi de'moUni dei loro signori, continuassero a farli. A Front, Barbania , Favrie, Castellamonte , Baldissero, Bayro, Torre, San Martino, Romano e Strambino, alla ragione di quaranta soldi pel fiorino vecchio e quarantadue pel duca- to; salvo che per istromenti stipulati da 40 anni in qua, i detti popolani mostrassero doversi seguire una minore stima.

Gli uomini di Romano non s'intendessero inclusi nelle dis- posizioni di questa sentenza. I sudditi dei detti conti e nobili di Castellamonte, Front, Barbania, Strambino, pei danni dati ai loro signori e pei mis- fatti commessi, non potessero essere ricercati, ma rimanessero a disposizione del conte di Savoia, il quale pei misfatti prov ve- derebbe onde fossero puniti; pei danni dati in occasione del turpe tuchinagio arbitrerebbe in termine d'anni due.

Ne' tempi medesimi che scoppiava la tuchineria nel Cana- vese e nel Vercellese, un'altra lega ordivasi, un altro moto pro- rompeva nella Tarantasia contro ai nobili ed ai Lombardi. I congiurati chiamavansi similmente tuchini, nome generico di tutte queste sollevazioni popolari. Quali effetti abbia prodotta non è chiaro, né potrei afiermare che a questa congiura si debba la spaventosa tragedia accaduta sul finire del nel castello di San Giacomo, dove l'arcivescovo Rodolfo di Chissé fu truci- dato con tutti i suoi familiari.

Questo era, credo, un fatto ante- riore alla tuchineria, ma fu pessimo indizio, in ogni caso, della disposizione degli animi. Ma forse ebbero -più paura che danno, e salvar. Pare che fosse agevo'menie represso il moto tarantasiano, in cui si segnalarono un Guglielmo de Canal ed un Pietro Pi- losi. Conto d' Amblardo Gerhais , tesoriere generale.

Conio del tesoriere generale. Al di là dal Varo erano i Salii, popolo numeroso e di nome illustre. Quando Cesare e Pompeo vennero a contesa a fin di conoscere a qual di loro era serbato il tristQ onore di cominciar la seria dei ti- ranni, Marsiglia, pompeiana,, fu assediata da Cesare, e dovette rendere.

Non cosi Augiisib che le ridusse a pro- vincia. Senza parlar di San Barnaba apostolo, splende la memoria de' santi Nazario e Celso, il quale ultimo era cittadino di Ci- mella, nel primo secolo; di Saff Poétio, di San Dalmazzo'e df San Basso, che si vuole da alcuni primo vescovo di Nizza, nel terzo. La pre- sente contea di Nizza ne formava due, il Tiniensè ed il Cepie- nelense; per lo che è da credere che Cimella fosse risorta dalla gemina sua mina.

Da Odila figliuola di M airone discesero per via di donne i Rostagni, vecchi baroni di Boglio, che conservarono nella pro- vincia nizzarda tanto potere, e i principi d'Orange della prima stirpe. Credonsi derivati dal famoso Aleramo: Intanto aveano i Nizzardi, come abbiam veduto fin dai tempi della prima crociata, cominciato a reggersi popolarmente colla forma comunale, che ne fu a quel tempo la solita legale manifestazione.

Il resto era posseduto dai conti di Tolosa, dai signori d'Orango, dalla casa del Balzo, dai conti di Forcalchieri. Nel mori Giberto lasciando due femmine sole; una Dulcia, maritata a Raimondo Berengario, conte di Barcellona; r altra Stefania, a Raimondo, signor del Balzo.

Fatto è che né V armi dei Inarehese di Provenza, né le ammonizioni e te censure del papa bastarono a far riiBntrare quel popolo neir antica sogge- zione. Ucciso questo principe a tradimento nel giorno di Pasqua del 4 4 84 , gli succedette Sancio suo fratello minore ; il quale nondimeno dovette poi contentarsi del contado di Rossiglione, perché il re Idelfonso suo' fratello, che non. Peraltro quel principe, consigliato dal suo fido ministro. Per tal guisa si estinse y ultimo ma- schio del sangue catalano-aragonese.

Soggiungeremo solamente, che a Nizza si costrussero in gran parte le galere che portarono ad Ostia re Carlo e le sue genti. Al suo tempo i Nizzardi vennero tra loro a contesa.

A Nizza gli abitanti della villa supe- riore voleano obbligare quei della villa inferiore a far mercato, non nel sito di maggior concorso, ma avanti alle case patrizie sul monte.

Gravi discordie erano scoppiate per tali questioni ; ma alla voce del principe le due parti vennero ad un accordo nel Giovanna, figlinola primogenita di Carlo, suc- cedette air avo in gennaio del 4 Avea questo fanciullo dieci anni appena, e chiamavasi Ladislao, e dai Provenzali più frequen- temente Lancillotto.

Acquisti di Giosier,San Paolo e Barcellona. La Provenza era dunque divisa in due partili, pretesa da due stirpi di principi, rappresentate ciascuna da una vedova ed on fanciullo.

Seguitarono gli abi- tanti di San Paolo nella stessa valle. Che gli abitanti farebbero esercito pei principi, ma solar- mente nella valle dei Monti ; e dovrebbe servire ogni maschio dai 45 ai 60 anni, o sostituire alcuno in suo luogo. Che gli uomini di San Paolo potrebbero fare statuti ed imporre pene. Che sarebbero franchi dai laudemii e dalle terze vendite.

Che non potrebbero chiamarsi in giudicio fuori del luogo natio, ma colà dovrebbero esser chiamati e giudicati. Che sarebbero esenti da ogni gabella per tutto lo stato dei principi. Che potrebbero nella terra e nella valle dei Monti portar il coltello giorno e notte.

Che circa ai consoli si provvedesse come si farebbe per Barcellona. Gioffredo scrive che rimaneva in dubbio in- torno a questo fatto. La villa dovea esser libera e frasca, governarsi per quat- tro consoli, che insieme col balio o vicario del Conte decides- sero le cause. Del rimanente, i tributi, il serviiio militare, gli altri servigi erano definiti, limitati conforme agli usi delle altre terre franche, delle quali si son recati altrove parecchi esempi.

Onde nel ne fu poi lunga contesa in giudicio, dicendo r arcivescovo che tutto il paese apparteneva all' impe- ratore, di coi egli era il primo vassallo, il conte di Provenza il secondo, il duca di Savoia il terzo. Ancora furonvi contrasti per Jausier e per altri luoghi vicini. Principali autori ed anima di questi consigli erano due fratelli baroni di Boglio, Giovanni siniscalco del re, e Ludovi- co.

La vecchia stirpe, la stirpe primitiva scendeva dagli antichi conti di Nizza, e chia- mavàsi. E abbreviando gii enoomii che verbalmente e nota- riescamente si fecero del suo governo, la somma fu: Lo stesso giorno, con separato trattato, promise Ludovico Grimaldi di procurare al conte di Savoia dal re lancellotto e da! Contado di Nizsa , mazso III. Tutte le dedizioni che si fecero dai al 4 alla casa di Savoia di terre prima soggette al dominio dei reali di Na- poli, in Provenza e in Piemonte, furono fatte di consentimento della regina Margarita tutrioe del re Ladislao, e col patto che se esso re potesse in termine di tre anni ricuperar la Proven- za, la dedizione si considerasse come non avvenuta.

E questa donazione, che è la sola perfetta in tal materia, perché vi in- tervenne il consenso del popolo, era tanto meno impugnabile, perchè lo stato di Provenza era considerato come feudo dispo- nibile ; come lo prova la vendita fatta dalla regina Giovanna al papa della contea d'Avignone nel Ai cittadini ed abitanti fedeli al re Ladislao procaccerebbe la restituzione dei feudi e beni di cui fossero stati spogliati ; ai ribelli niegherebbe in perpetuo il ritorno in patria e la re- stituzione dei beni confiscati.

Sarebbero casse tutte le inquisi- zioni fatte in Nizza sino a quel tempo,' e gli atti ne verrebbero abbruciati. Ma le reazioni popolari si somiglian tutte. Se inganno v' ha, è leggiadro inganno, è propriamente il dolo buono de' giure- consulti, perché ingannano le malvage passioni: Più breve e più comoda era quella di Tenda. Ma Tenda, Limone e Vernante obbedivano ai conti di Tenda, e i loro sudditi,, feroci, dice uno scrittore di que' tempi, al par de' cinghiali, spesso assaltavano i viandanti.

Onore certo grande ed invidiabi- le, ma che, come tutti i grandi onori, impone grandi obblighi di virtù, di generosità, d' operosità, di forte volere e di gagliardo eseguire, senza misere invidie, senza gare di maggioranza, senza scandali di mal vicinato: In tutte queste dedizioni é ac- cennata in Amedeo VII la qualità di Vicario imperiale, che legittimava agli occhi dei popoli la novella signoria,siccome eser- I S' accordarono per altro i principi di Savoia con qne' baroni. I sudditi dei due Stati ripigliassero quietamente i loro traffichi; e insorgendo contese, le definissero i conservatori della tregua, e in difetto, il papa.

Fu risposto s' abbassasse secondo lo stile della moneta reginale antica ad arbitrio del siniscalco e dei sindaci. Due anni dopo chiedevano, e veniva loro consentito, s' abolisse, il nome di siniscalco, perchè la patria povera non poteva sopportare il peso e la grandezza di quel nome, a cui? K0, trovandosi nel mese di giugno a Nizza, die abilità ad ogni cittadino di costrurre nella darsena navi, galee ed altri legni.

In agosto dell' ottantanove drizzavanzi tra- bocchi ed altri ingegni contro al castello di Baldissero. In set- tembre il principe accorreva in tutta fretta a Racconigi, per tagliar l' effetto delle intelligenze die i nemici aveano appiccate con alcuni uomini di quella terra. Ma pare che procedesse prosperamente, poiché vediamo aggiungersi andie dal lato settentrionale delle alpi marittime nuovi vassalli alla corona di Savoia.

V hanno azioni che una mercede d' oro o d' argento contamina, e che l' onore copre di sua luce perenne. Questi patti furono dai due principi ratificati. Tuttavia, tanta era allora o T instabilità degli umori politici o la cupidità di vendere al miglior offerente la propria alleanza, che neir anno medesimo, non so se prima o dopo la confederazione col, Vis- conti, Antonio della Torre cavaliere trattava a nome del conte yGoogk CAPO QUINTO.

Non bene i Giofircdo ha regmun. Malattia e fine infelice del conte Rosso , che maore avrelenato. Sospetti 8Q capi eccelsi. Era costui nato in Boemia, e si diceva figliuolo del sire di Gran- villa nella diocesi di Praga. Tornando dall' impresa d' Africa, fu consigliato da un maestro Lorenzo.

Era quel principe alquanto smorto in viso, ed aveva il capo poco for- nito di capelli, il qual difetto nella sua giovine età pare che sopportasse con impazienza. Questa principessa par che si lagnasse col medico del poco amor del marito, e che il medico, già troppo omai sicuro, ardisse di tenerne discorso col principe. Cosi combattevano in quel cuore la cupidità del comando e la tenerezza di madre.

Infine gli pose un empiastro caldissimo di mèle e d'assa fetida , di polvere di betonica e. Era olio di lauro con elleboro , ;pepe, senapa, euforbie e mezz' oncia di verderaime. Fu dunque somma, a di molti, la malvagità o V ignoranza.

Né valae centra questi nemici la guardia d'arcieri, che il conte Rosso fu il primo ad avere attorno alla sua persona. Comunque sia di questo lagri- mevolisumo caso, la sera del sabbato 24 d'ottobre il Conte tor- nando dalla caccia, avea le mascelle l'una incontro l'altra in- chiodate, sicché non poteva aprir la bocca ; la lingua gonfia e piena di vescichette, ed il collo indoleniito.

Ego dubito nraltum quod adpromia- sionem ipsoram ipse non fàciet inihi malnm. Or voi guardate ben che non fugga, perchè so che i ca- valli son già insellati e che vuol andar via. Allora quello sciagurato, senza risponder altro, preso un libro, si pose a leggere. Il Granvilla scelse quest' ultimo partito: L'inquisizione foce palesi le cpse di sopra nMrafte. Goffl si scrfve qualdhe volta la storia I Sembra cbe più d'una voHa sia stato esaminato il Gran- villa: Tuttavia è confes- sione molto notabile, e conviene riferirne la sostanza.

Sog- giunse cbe Ottone di Grandson era consapevole di questo ne- fando disegno, e che Madama la grande gli avea domandato ancora qualche medicina, polvere od altra cosa, per cui potesse vendicarsi de' suoi nemici; il che egli fece. Infine disse che anche Pietro di Lompnes fu consenziente alla morte del conto Rosso, e che de' segreti di Madama la grande ne sapea più che uomo del mondo.

Lungi da me il pensiero d' attribuir molto peso ad un de- posto estorto co' tormenti e ritrattato in sulle porto dell' eterni- tà ; ma perché la tortura fosse un mezzo irrazionale ed infame di cercar il vero, non ne segue che tutte le confessioni fatto in séguito al tormento sieno false. Il pessimo de' malfattori, strozzato segreta- mente in séguito ad occulto giudicio, sarà sempre un uomo as- sassinato.

I sospetti facilissimi a rampollare in séguito ad un fatto cosi odioso, in un paese tanto diviso, non risparmiavano né Ottone di Grandson, a cui costarono più tardi la vita, né Oddone di Yillars, né Savino di Fiorano, vescovo d' Ivrea, sui quali ultimi peraltro non osarono d' arrestarsi. E dico forza disorganizzatrice, ancorché qualche volta sembri mano medica , mano pietosa, mano organizzatrice.

Perché sempre in realtà disorganizza pel solo fatto, che essendo forza straniera, toglie alia nazione il sentimento delle proprie forze, le mostra impotenti a far il bene, tende ad annientare quella generosa ed altiera confidenza che ogni popolo debbo avere di trovare in sé medesimo tutti gli elementi della sua pro- sperità, tutti i rimedi ai mali sopra wegnenti.

Già , per le rinunzie d' Umberto delfino, la Francia fronteggiava per lungo tratto a mezzogiorno e a ponente le provincie sabaude. Era vicino potente, e, se- condo lo spirito delia nazione, prepotente. Ainedeo principe d' Apaia e Ludovico suo fratello, i signori di Villars e di Belgioco, il coplte di Gruyéres, Oddone di Villars, i signoi: Air incontro, Umbwto di Savoia ed i. Questi contesa ogni di più s'intristiva; odii, ire, ambizioni sollevavansi da ogni banda.

Ma prima di queir epoca si era pensato ad un rimedio ben altramente efficace; il solo, anzi, che convenga nei paesi divisi, e quando é debole o contrastata la verga del comando. A rappresentar quest' opinione eransi da quasi un secolo in Francia convocati gli Stati, da più secoli in Inghilterra e nella penisola iberica.

Nelle difficili congiunture di cui parliamo, non so se di Francia venisse il pensiero di radunarli in Savoia, o se tra noi rampollasse. Fatto é che, se non i tre Stati propriamente, due di essi, vale a dire i Nobili ed i Comuni de'paesi oltramontani, furono chiamati a Ciamberi in dieta generale per l'ottava di ' Crttichenon, Preuves, pag. Tuttavia, durante la dimora che fecero i Savoini in Borgogna, per intrigo del duca di Berry s' introdus- sero nel Consiglio di reggenza molti aderenti della figliuola di ' Item baille le xxi jour de fevrUr lem dessus a Grivet messa- gier tramis par devers les gentilxhomes et comiatites de Foucignie quii soient a la journee generale qne lon doit lenir a Chambery ii sol.

Allora per la prima volta la persona medesima del sovrano non fu tenuta sicura, e si guardava con gran gelo- sia, per tema che un partito se ne impadronisse per farsene uno stendardo, che é la sorte ordinaria de' principi fanciulli, ed an- che de' provetti quando hanno mente e cuor da fanciulli; o che un principe straniero lo recasse in sua podestà, e sotto ombra d' onorarlo e di proteggerlo, lui e lo stato ad un tempo signo- reggiasse.

Intanto crescea nelle città e nelle terre V antico fla- gello del parteggiare. Gresceano tra signori e signorotti le guerre private. A Ghieri i Tavani abbaruffavansi co'BaU biani I Challant signori di Mongiovelo faceano guerra ad Arrigo sire di Quart Tre ' li castello di QuATt co' fendi annessi furono poi occupati dal conte di Sa- voia, essendo morto Arrigo senza prole maschia. Le 6gliuole furono allevate alla corte di Savoia presso la contessa Bona di Borbone , e da lei maritate nobilmente.

Ma si Tisolvetlero in una buona pace con prudente consiglio dalle due parti promossa e desiderata. Eseguito il pagamento, renderebbonsi al vescovo di Sion i castelli di Turbillon, della Maggioria e di Montorge ; se non vi fosse yescovo, ai Comuni per conto del vescovo da farsi. Infine, i banditi si ribandissero ; gli spogliati fossero resti- tuiti nei loro beni.

Si dichiararono inclusi nella pace le comu- nità di Berna e di Friburgo, il vescovo di Sion, Guglielmo di Billens, il conte di Gruyères e il sire della Torre.

Questi due trattati ventiero poi rinnovati e confermati il t luglio del Adocchiato dai servienti della giudicatura di Giamberi, fu preso e condotto in carcere. Ri- cercato che cosa fossero, rispose, per una certa millanteria propria della sua nazione, che era veleno, e si chiamava pie- tra di bue e pietra lapis. Domandato a che fine recasse con sé quel veleno, disse che, a requisizione di certe persone, doveva avvelenare il papa, alcuni cardinali e certi principi.

Fu posto al tormento ed esaminato con rigore. Mandato poi a Borgo in Bressa,la stessa paura lo tenne forte nelle invenzioni già prima deposte. A di 23 di novembre maestro Bernardo era condotto al patibolo.

Come vi fu giunto, Giovanni Veneti castellano della terra, rivoltosi al popolo accorso al crudele spettacolo, disse ad alta voce: Altra più illustre vittima dovea cadere, sebbene per diverso modo, onde placare i mani del conte Rosso. Ma nel paese di Yaud, o in un castello poco lontano dal suo, e troppo a lui noto, vivea tal uomo, cui sommamente pre- meva eh' ei fosse o almeno che comparisse colpevole. S Ultima confessione del Granviila. Ma di siffatte giustizie cominciava allora a non contentarsi la pubblica opinione.

Ma Stavayé non se ne stava ozioso ; e trovava- seguaci e aderenti che si lagnavano della negata giustizia, e gridavano che il san- gue di Amedeo VII chiamava vendetta, e affermavano con grande asseverazione che il Grandson era colpevole: Il paese era sollevato e diviso, a tal ohe, per contrassegnarsi, i primi portavano la figura d' un rastrelletto sopra la spalla, i secondi un stringa al calzare.

Fu risoluto per minor male di permettere il duello, ed assegnato il 7 d' agosto del 4 Il campo era custodito da Pier Bouczani con una squadra di cavalli. Entrarono da opposte parti i due campioni.

Fatta riverenza alle dame, posero le lance in resta, e udito il segno, dier di sprone al cavallo. Ai baroni savoiardi incresceva la straordinaria potenza di quella famiglia, tanto superiore a quella-che loro si consentiva d'esercitare.

Vassalli antichi di Savoia, non potean patire che que' nuovi vassalli fossero in maggiore stato. Diffatti, appena orasi risaputa la loro presura, Oddone di Viliars avea mandato a Nizza Francesco di Gompois ad assu- mere il governo.

Le doman- dava poi Gompois la consegna del castello di Turbia ed altre fortezze: Com- pois minacciava di carcerarle i figliuoli , ed ella era costretta di spedirli in luogo lontano e sicuro. Mosse la povera dama alte querele de' mali trattamenti patiti. Venne, e tolse a lei il castello del Poggetto e la valle di Massoyns, che il conte Rosso avea donato ai Boglio; ed a Napoleone de' Grimaldi, suo fratello, il castello di Gattieres, rimanendo esso Napoleone gravemente ferito e prigioniero.

Anzi, Ludovico di Boglio, essendo andato in Savoia a. A queste crudeltà si pretesseva , è vero, dagli ufficiali di Savoia r accusa di certe pratiche tenute fellonescamente dai signori di Boglio coi nemici di Savoia.

B V aver profittato della prigionia dei due fratelli per ispogliarli dei loro dominii, rende sempre più inverisimile siffatta imputazione. Fra le persone notabili che vi perirono fu Giacomo Cays, ucciso per man d' Agostino Prioris, onde sorse lunga discordia tra quelle due potenti famiglie.

Prometteano essi di non raccettare in Monaco alcun nemico di Savoia, e di rendere tutte le fortezze occupate; di far omaggio per tutto il paese che possedeano, e d'obbligare i loro sud- diti a fornirsi di sale alla gabella di Nizza. Da tanti mali fu travagliala la monarchia, dopo la morte del conte Rosso, finché il governo fu in mano di una donna e dei baroni che raggiravano; finché Amedeo Vili, che dovea levar tanto grido di sapienza civile , non usci di fanciullo.

Ma ornai nuove e più liete sorti si mostrano, e per oltre a un mez- zo secolo lo Stato compare forte, ordinato, glorioso, influente in Francia e in Italia più col senno che colle armi.

Trechiere et tresamee sueur pour ce que je scay quii vous est tres grant plaisance et consolation doir souuent nouelles dn bon estat de monseigneur le Roy. Item quii feist tant que mon dit nepueu qui uoloit prandre son gouuernement.

Item quii destorbast a mon dit nepueu. Escript a Paris le xviii. Appena Amedeo Vili uscito di tutela cominciava a com- prendere che cosa fosse imperio, quando T estinzione della li- nea dei conti del Genovese e Io sfasciamento momentaneo dello stato di Milano per la morte di Gian Galeazzo Visconti gli por- sero occasione di allargare notevolmente i suoi dominii. Abbiam chiamali i regoli di quella provincia conti del Ge- novese piuttosto guardando alla realtà delle cose, che all'uso di quo' tempi; perchè conti di Ginevra si trovano il più delle volte nel volgar idioma denominati; e come Vepiscopus gebennensis si traducea per vescovo di Ginevra, cosi il comes gebenmnsis per conte di Ginevra si volgarizzava.

Non poter il conte di Ginevra metter la mano sa chicchessia. E cosi il mercato, e la giustizia del mercato, ed il pedaggio, e i pascoli.

E il conte ne' pascoli di Ginevra non aver facoltà di levar cavallate. La moneta starsi in mano del solo vescovo; né centra i falsi monetieri poter il conte procedere, se non di commissione del vescovo. La persona e r aver de' ladroni appartenere al vescovo ; ma volendo farne giustizia, si consegnano in mano del conte. Quindi s'attinge che il conte non era in Ginevra che uffiziale di giustizia del vesco- vo, rappresentando il braccio secolare per l'esecuzione delle sentenze criminali.

Né si dee tacere che non poteva neanche avere stanza ferma in città senza il consentimento del vescovo, essendosi soggiunto nell'accordo già citato del Nondimeno i vescovi mantennero assai bene la loro pre- rogativa sovrana: Frattanto, nei primi mesi dell' anno venne a morte il vescovo Roberto: Forse eran genti del conte del Geno- vese o del deIBno.

Parvero ad Amedeo V nemici capitali della Chiesa ; ed egli, da buon vassallo del vescovo, die l'assalto al castello e lo prese; ed appena avutolo, ne accrebbe le fortifica- zioni ; e perchè non era obbligato a far la guerra in favor del vescovo a proprie spese, noi volle restituire prima d' esserne ristorato ; e il dispendio valutato era grandissimo.

Il nuovo elet- to, Guglielmo di Conflans,sul finire di quell'anno già ridoman- dava il castello e le altre ragioni occupate, usando ammonizioni e censure. L'arsenale delle censure fu aperto.

Suole allora il po- polo oppresso od indifeso chiamarsi un altro signore o più giusto più forte. Cosi fini quella fortezza. Questi eser- citava nella città una preponderanza di fatto, che in certi casi diventava molto somigliante ad una sovranità, ed era tanto più pregiudicievole alla sovranità del vescovo, già assottigliata dalle ' Gomp. Martini usque ad diem martis ante purificationem b. Conti del visdonnato di Ginevra. Conto d'Amblardo Gerbais tesor. V'hanno oppressioni stupefacienti che affogano i popoli in una specie di ben essere materiale, a patto che le più elevate Ricolta dell' anima impaludino e si cor- rompano.

La città era divisa in due parti: V una gridava Savota, V altra Genevese, Nissuna il vescovo. Quattro anni dopo alcuni cittadini avendo ucciso Guglielmo Provinci al, uomo del conte di Gine- vra, questi venne a tagliar le vigne di San Vittore. Ecco dun- que il Comune considerato come obbligato pe' fatti di un citta- dino.

L' anno seguente un Guglielmo Blanc di Lucinge avendo ucciso un tale Moennois, i cittadini condotti da Odoardo di Savoia arsero il castello e la terra di Lucinge. Nel il sire di Belgioco era chiamato consiloyen de Genève; dunque già esercitava il Gómune il diritto di conferire la borghesia, di for- tificarsi con aggregawoni di forestieri alla propria cittadinanza.

Ma già nel secolo XIV v'era inoltre un Consiglio ordinario di dodici o più consiglieri. I sindaci erano giudici delle cause criminali de' cittadini: La guardia della città colla piena giurisdizione era devoluta ai cittadini, e per essi ai sindaci dal tramontare al rinascer del sole: Questo e il codice delle antiche libertà ginevrine.

S Nel conto del castello di Ginevra del A parla della spesa di macchine da guerra fabbricate per guernirlo, e ricordando la sonuna data s'aggiugne: Conto d' Aimone di Sestenay. Tal domanda superava le facoltà ordinarie del vescovo, non che dell'amministratore: Tuttavia, per un riguardo al nome di Savoia, pose la domanda in consulta nel Capitolo e nel Consiglio generale della città.

Rappresentava il Duca non avere il vescovo alcun territorio fuori della città; essere la medesima intorniata da castella e da feudi, i cui signori concedeano ri- covero e protezione a chi misfacesse dentro le mura di Gine- vra, sicché la giustizia non vi potea regnare. Amedeo III, conte di Ginevra, morendo nel 4 lasciava da Matilde o Hahaut di Bologna una numerosa posterità di cin- que maschi e di cinque femmine.

Pure era scritto che lo Stato uscirebbe in breve dalla sua famiglia, il cui nome si spegne- rebbe, non rimanendo a serbarne alcuna traccia che un ramo d' origine spuria. Quest'ultimo mancava in marzo del Rimaneva Roberto, antipapa agli occhi della verace Chiesa, ob- bedito allora come papa da una parte della Cristianità col nome di Clemente VII.

SoUevaronsi allora molte contese per la successione dei dominii paterni. Mag- gior dritto credea di avere il vescovo di Ginevra, Guglielmo di Lornay, allegando che i feudi già tenuti dal conte di Ginevra eransi a lui devoluti per caducità derivante da difetto d'omag- gio e d' investitura nei due ultimi conti.

Ma primeggiavano le pretensioni del conte di Savoia, sia perchè il conte di Gine- ' Spon,volU. Ebaio era figlinolo del conte Umberto di Ginevra e d'Agnese di Savoia. Miribelli, die xix mens.

Obbedirono , e presentate le chiavi, le riebbero tosto; se non che, invece di governare a nome d' Umberto di Yillaps, govwnarono a nome d' Amedeo Vili. Questi tre ultimi feudi erano appunto quelli soggetti alla sovranità di Borgogna; ma in settembre delliU Amedeo Vili ottenne dal duca la cessione d'ogni suo dritto su quelle terre e sulla guardia di Nantua a conto della dote di Maria di Borgogna sua moglie.

Guasconis , dove si vede che per la baronia di Villars ebbe Amedeo Vili nel lunghe quistioni col sire di Roche , disceso per femoiine dagli antichi baroni. Abbiam veduto a suo luogo come Filippo di Savoia prin- cipe d'Acaia, quando invece delia contea di Savoia che ambi- va, ed alla quale avrebbe avuto ragione, se la legge di rappre- sentazione air infinito fosse stata in verde osservanza, dovette contentarsi del Piemonte, i suoi portamenti in questo paese fu- rono sempre più da sovrano che da vassallo, sebbene un giu- ramento ed un omaggio da lui prestato gli facessero riconoscere la superiorità del conte di Savoia.

Ma impedito da continue guerre, non avea potuto mandar ad esecuzione il suo disegno. Bona scrisse calde lettere ai maggiori principi della Cristianità contro alla vendita fatta dalla regina di cosa non sua. È chiamato cavaliere costantinopolitano , e conte di Gefalonia nel principato d' Acaia. Dopo molte ripulse, molte difficoltà, molti indugi, dopo varie confelrenze tenute a Torino ed a Venezia dagli ambasciadori delle due parti, s'accordarono in quest'ultima città il 5 di giugno del Amedeo d'Acaia era uom bellicoso come tutti i principi di Savoia.

Abbiam già narrato come partecipasse alla guerra del centra Saluzzo; e fu di nuovo centra Saluzzo che mosse le armi nel , perchè il marchese Federigo II, fon- dandosi sulla sentenza del Parlamento di Parigi, negava l'omag- gio. Amedeo ri- spose, che assai ne aveva ed altre ne aspettava, ma le raffre- nerebbe che non facesser danno. Con tutto questo, non v' era aperta rottura tra Monferrato ed Acaia, verosimilmente perchè era cosa allora tanto difficile mantener disciptina nelle truppe de' mercenari assoldati, che facilmente il principe potea scusarsi e negare d'avervi dato consentimento.

Il che egli volentieri gli avea con- sentito. Onde arrovellati alzaron la cresta alcuni signorotti, e dichiararono la guerra al principe; e fra gli altri Pietro, conte Radicati di Gocconato gennaio GomiDciate erano le offese prima della afida.

Ma il principe stesso ben altro volgeva in mente cbe questi lievi acquisti. AiAelaide tenne quel paese quasi trent'. Nel paese di cui parliamo fio- riva nel un Anselmo signore de' castelli di Bredulo, Mo- rozzo, Chiusa, Roccaforte, Magliano, Gragnasco e d'altri molti; ed alla stessa agnazione pare che appartenessero i signori di Vico, Garassone, Monbasilio, Montaldo e Roburent. Ma oltre a questi signorotti, avea messo piede nel contado di Bredulo la stirpe d'Aleramo, la quale, valicato il Tanaro, andava inoltrandosi inver ponente.

I conquistatori dei tempi di mezzo o s' arretravano spon- taneamente innanzi ai beni e dominii della Chiesa, ovvero, come più spesso accadeva, erano colle censure costretti o in fin di vita dai rimorsi della coscienza stimolati a restituirli.

Di queste mescolanze di giurisdizioni abbiamo già recato tanti esempi, che pensiamo non faran più maraviglia a nissuno. Nel vi reggeva T ufficio di podestà Anselmo, detto il Molle, dei marchesi di Geva; quattro anni dopo fecero lega con Asti. Nel composero ogni. Nel 4 i Monregalesi coltegaronsi con Cuneo e Savigliano e coli' abate di San Dalmazzo contro al vescovo d' Asti ed ai marchesi di Saluzzo, di Geva, di Busca ed altri loro nemici.

Ho già detto che questi omaggi poco impedivano la libertà municipale. Molto invece l' impedivano Je ragioni del vescovo d'Asti, il quale volea riscuotere e il giogatico, e le multe, e il tributo del fieno, e quello della paglia, valersi a sua posta de' materassi de' terrazzani, albergare nelle loro case, se- condo le antiche usanze. Ma frattanto già prima del aveva acquistato, e quasi trent' anni dopo esercitava ancora in Mondovi una potente in- fluenza un privato cittadino chiamato il signor Bressano di Vico, il quale sembra desse cagione ed alimento alle discordie col vescovo, avendogli occupato colle forze del Comune varie castella e villaggi, Montaldo, Roburent, Morozzo, Piozzo e Sant'Albano, e parte di Torre, e negato i proventi a cui avea ragione ; ed avea in tali opere V appoggio de' ghibellini e del- l' imperatore Federigo II, a cui aderiva.

Ma finalmente il Co- mune, stanco della soverchia grandezza e del piglio prepotente di Bressano, e prima con minacce e rampogne ammoniti, poi scomunicati da Innocenzo IV, carcerarono quel tirannello, e si rappattumarono col vescovo Né mancarono nel mede- simo intervallo al Comune di Mondovi altri con- trasti coi marchesi di Cova e di Saluzzo, ed a quetarli inter- venne la mediazione di Tommaso II di Savoia 1 Ebbe Torino nel , e più tardi Monteregale.

Ma nel , essendo egli lontano ed im- pacciato in altri affari, agevole fu alle città piemontesi di levarsi dal collo quel giogo. Finalmente alle terre già possedute quella aggiunsero di Chiusa. E su questa miscela di buone e ree cose stendeva l'ombra sua micidiale ed infame la più antisociale delle passioni, la soffocatrice di libertà, l'annientatrice d'ogni potenza, colei che Circe novella muta gli uomini in bestie, arma fratelli contro fratelli, il figlio contro al padre; e questa pas- sione è r odio, figliuolo ad un tempo e padre della discordia ; l' odio che in ogni città aveva allora tempio e stendardo.

Ma tornando a Mondovi, noi vediamo nel giurarsi fedeltà al vescovo, con riserva della fedeltà dovuta al re Ro- berto; come altra volta giurarsi a Roberto, con riserva de' dritti del vescovo.

Dopo Gio- vanni marchese di Monferrato, che tolse alla regina la città d'Alba, e vinse la gran battaglia di Gamenario, entrarono in campo Iacopo principe d'Acaia ed Amedeo VI ancor fan- ciullo , e in poco spazio di tempo ebber le chiavi di molte città, e tra le altre quelle di Mondovi. La dedizione si fece per atti del 20 e del 26 di giugno, co' patti medesimi con cui obbediva a Roberto, colla riserva delle ragioni spirituali e temporali del vescovo d'Asti, e col patto che se la regina Gio- vanna ridivenisse potente in Piemonte e ponesse l'assedio alla terra, i Monregalesi potessero, dopo due mesi d' assedio, non ricevendo soccorso 'da Savoia, ripigliar l'antica signoria degli Angioini.

Neil' anno medesimo era signore di Mondovi Luchino Visconti , al quale succedettero l' arcivescovo Giovanni e poi ' Grassi, Afem. Fu primo vescovo Damiano Zovaglia, ge- novese. Onde tenute le pratiche opportune, e in- teso raccordo, aperte le porte, si condussero al principe, il quale stava sul suo cavallo di battaglia innanzi alla porta di Vico, armato e colle insegne di Savoia, e gridando tutti con voci che tuonavano per V aria viva Savoia, viva V illustre si- gnor principe, lo chiamarono loro verace signor ligio e supe- riore.

Altamente increbbe al marchese la perdita di Mondovi; onde ai 23 di settembre dava il guasto al borgo di Garassone, appartenenza della città, e vi bruciava parecchie case, e tre giorni dopo espugnava il castello di Vico.

Nuove fazioni di guerra ebbero luogo in febbraio ed in marzo deiranno seguente, sia de' monregalesi e del Principe, affin di ricuperare il castello di Vico, sia del Marchese, per offendere e guastare. Un mese dopo le sue genti presero e misero a ruba Sant'Albano, ed occuparono la Trinità. Egli si era cinto di con- dottieri e di squadre armate: Egli avea dilatato ampia- mente i suoi dominii e nella Lombardia e nella Romagna.

Il terrore del suo nome era grande quanto Podio che inspira- va. Ma le tirannidi sono veramente colossi dai pie di creta. Cosi tornavano per opera del Barbiano al ponte- fice Assisi e Bologna. Infine i condottieri voleano T indirizzo della cosa pubblica, teneano a guisa di schiavi i principi ; e cosi fecero prima Antonio e Galeazzo Porro, poi Facino Cane. Campando di guerra, odiavano e vietavano perfino il nome di pace, e incrudelivano centra chi V invocasse. Il saccheggio era il fine del combattere.

Mancate le case de'nimici, metteano a ruba quelle degli amici. Non cercavano onore, ma preda. Uno stuolo di altri vescovi e santi e dotti, poiché ne' vescovi dottrina non si scompagnava da san- tità, vi fecero fiorire la religione e le scienze ecclesiastiche; tra i quali son da rammentare Nottingo, fondatore del monastero kirsaugiense nel secolo IX, e quel grande Attone, stirpe dei re longobardi , che fiori nel secolo X.

Già fin dal secolo VII i vescovi di Vercelli annoveravano tra i loro fedeli e benéficiarii, e come si direbbe con vocabolo più moderno, vassalli, buon numero d'uomini liberi arimanni , di liberti aldioni e di servi spanrsi in diversi luoghi. Fra le terre principali che obbedivano al vescovo son da ricordare Santià, Biella, Trino e Casale.

Anche il capitolo ver- cellese ebbe dai re Ugo e Lotario il dono o la confermazione del porto del fiume Sesia, di Montanaro e di Tolengo. Battista Modena , tanto nella storia latina , che nel compendio in Ungua italiana ; Coihellini ; Fileppi ; Rensa ; Durandi ; Irico ; Dcgre- gory, ed altri scrittori di cose vercellesi.

I marchesi d' Ivrea, nella cui dipen- denza esser doveva il comitato di Vercelli, non sempre rispet- tavano le ragioni del vescovo; e verso il , V ultimo di loro e il più famoso, Ardoino, che fu poi re d' Italia, fece guerra viva al vescovo Pietro, e V uccise. Cosi mescolavansi e alter- navansi le sorti: In Italia veri padroni erano duchi, marchesi e conti, e arcivescovi e vescovi quando aveano, e tutti quasi r aveano, potenza temporale.

Incresceva il duro loro im- perio ai nobili minori, a cui non tornavano obbedienza e vas- sallaggio; incresceva ai cittadini ed ai borghesi più ricchi, i quali avrebber voluto, se non parlecipazion di comando, almeno quella libertà per cui Tuom fu creato, che nobilita il giusto im- periare, e nobilita V obbedienza.

Negli ultimi anni del secolo XI il Comune di Vercelli trovavasi cer- tamente ordinato, sebbene la prima notizia di Consoli si trovi nel cominciamento dei XII. Verso i medesimi tempi ordinavasi a Comune la terra di Santià, capo d' un comitato minore, in- chiuso in quel di Vercelli; e pare che a Vercelli avessero parte principale nella formazion del Comune le famiglie che teneano in feudo dalia Chiesa vercellese V ereditario esercizio di qualche brano della sua giurisdizione, quali erano gli Avogadri ; e sem- bra eziandio che il vescovo ne favorisse qui come altrove lo stabilimento.

Nella memoranda lotta del Barbarossa colle città lombar- de, Vercelli sostenne la santa causa della libertà. Costretta dalla fortuna a rendere obbedienza a Federigo, fu breve queir in- normal suo stato ; e dopo la distruzione di Milano concorse a riedificare la metropoli abbattuta, non vinta, e ad edificare Alessandria Convenzione con Ottone conte di Bian- drate. Ne' patti della lega conchiusa tra Novara e Vercelli nel si legge r obbligo di tenere Blandrattim destructiun ne rtedificetar.

Fino dal i Vercellesi aveano avuto qualcbe briga con Gasale; i Casalaschi, vinti o intimoriti, avean promesso obbedienza ai precetti de' consoli di Vercelli, ed erano stati obbligati a far costrurre cento braccia del muro della città, di cui allora am- pliossi la cerchia. Trino fu occasione di gravi discordie tra il marchese di Monferrato e Vercelli. Vercelli, Milano, Alessandria, vedendosi impedito il passo del Po, comprarono i castelli di Torcello e di Cuniolo dai figliuoli di Passato di Torcello, e presso ai medesimi edificarono un ponte, col disegno di costrurvi una fortezza, e col tempo una terra per difenderlo.

Neir intento che Casale più non si rifabbricasse, fondarono o. Questi crescevano sempre più in potenza: E poco prima un gran cittadino di Vercelli, il cardinale Guala Bicchieri, avea fatto una bellissima prova dell' arte architettonica, ergendo la chiesa di Sant' Andrea con istile misto di romando e di go- tico, e fondato ad un tempo V attiguo spedale a benefizio pub- blico.

Quindi nacque non lieve contesa. Le pene ecclesiastiche furono inflitte. Né i Biellesi mutarono stile, finché si guastarono col vescovo Giovanni Fieschi , di cui, come abbiam veduto, maltrattarono la persona , e rinnegarono la signoria per darsi ad Amedeo VI Vercelli fa eziandio una delle città subalpine, in cui più lungamente inferocirono le sètte.

If I were death, I would go to my father; if I were life. If I were Cecco, as I am and was, I would take die women who are young and gay, and leave die old and ugly to other men. Three things only please me, which I cannot easily provide: Si che volendo far come coloro che per vergogna celan lor mancanza, di fuor mostro allegranza, e dentro da lo core struggo e ploro.

Now I have lost all the easy pride that came from my loving treasure, and I am left so poor that a fear to speak has come upon me. So that wishing to do as those who hide what they lack from shame, I show gladness outwardly, and in my heart am tom and weep. Ladies who have an understanding of love, I wish to speak with you of my lady, not because I think to e. I tell you that when I think of her worth, Love makes himself known to me so sweetly, that if I did not then lose heart, I should make everyone fall in love simply by talking.

And I do not wish to speak so exaltedly that I become faint-hearted from fear, but I shall treat of her gentle condition lightly out of respect for her, loving women and maids, with you, since it is not a thing to talk of with others. Sola Pieta nostra parte difende, che parla Dio, che di madonna intende: Dico, qual vuol gentil donna parere vada con lei, che quando va per via, gitta nei cor viliani Amore un gelo: An angel exclaims in the Divine Intelligence and says: Only Pity takes our part, speaking in Gcd, v.

Urs frewCa and pens! SI die yoiendo far come coloro che per veigogna celan lor mancanza, di funr mostro allegranza, e denti'o da lo core struggo e ploro. Now I have lost all the easy pride that came from my loving treasure, and l am left so poor that a fear to speak has come upon me. So that wishing to do as those who hide what they lack from siiame, I show gladness outwardly, and in my heart am torn and weep.

Ladies who have an understanding of love; I wish to speak with you of my lady, not because I think to exhaust her praise, but only to talk so as to unburden my mind. I tell you that when I think of her worth, Love makes himself known to me so sweetly, that if I I not len lose heart, I should make everyone fall in love simply by talking. And I do not wish to speak so exaltedly that I become aint-hearted from fear, but I shall treat of her gentle condition lightly out of respect for her, loving women and maids, with you, since It IS not a tning to talk of with others.

Tu troverai Amor con esso leij raccomandami a lui come tu dei. My song, I know you will go about speaking to many women when Iihave once sped you.

Now I enjoin you, because I have brought you up as the simple, young daughter of Love, to make tliis'request in whatever place you come to: You will find Love and witli iiim her; remind iiim of me as you ought. Dice di lei Amor: Color di perle ha quasi, in forma quale convene a donna aver, non for misura: God has also granted as a greater blessing that whoever speaks to her cannot end badly. Love says of her: She has the colour almost of the pearl, in the degree that is right for a woman to have, not beyond measure; she is tlie sum of goodness that Nature make; beauty is proved by her being.

From her eyes, when she moves them, come flaming spirits of love which wound die eyes of who- ever looks at them then, and they penetrate so diat eadi one finds out the heart. You see Love painted on her face there where no one can look at her steadily. Quand'elli e giunto la dove disira, vede una donna, che riceve onore, e luce si, che per lo suo spiendore lo peregrino spirito la mira.

Vedela tal, che quando 1 mi ridice, io no lo intendo, si park sotdle al cor dolente, che lo fa parkre. If you pause wishing to hear what it is, certainly, my heart of signs tells me, you will leave it then in tears. Beyond the sphere which most widely wheels, passes the sigh tliat comes from my heart; new understanding which Love weep- ingty instils into him, draws him upward still.

When he has readied the place he wishes for, he sees a woman, who is visited widi honour, and so shines, that this far-travelled spirit wonders at her brightness. He sees her in sudi a guise that when he repeats this to me, I do not understand, he speaks so darkly to the sorrouang heart, u hich makes him speak. I know that he speaks of tiiat gentle one because often he recalls Beatrice, so diat I understand iiim well, my dear ladies.

She passes, hearing herself praised, dressed most kindly "with humility; and it seems that she is a thing come upon earth from heaven to show forth a miracle.

She shows herself so pleasant to whoever gazes at her, that through the eyes she gives a sweetness to the heart which nd one can compreliend who has not known it: Perd siate pregata, qual uora la canterd, che li facciate onore. He wno seea me will praise my lord. Guido, I would that you and Lapo and I could he taken up by a spell and put in a ship, that went through the sea with every wind, as you and I wished; so that neither tempest nor other evil weadier could oppose us, but rather, livingalways in the one desire, the wish to stay together would grow.

And then tlte good enchanter would put with us iny lady Vanna and my lady Lagia and the one who is to be found at the number thirty; and then to converse always of love, and might each of them be happy, as I believe we ourselves would be. Perb state pregata, qual uom la cantera, che li facciate onore. Guido, I would that you and Lapo and I could be taken up by a spell and put in a ship, that went through tlte sea with every wind, as you and I wished; so that neither tempest nor other evil weatlier could oppose us, hutrather.

And then the good enchanter would put with us my lady Vanna and my lady Lagia and the one who is to he found at the number thirty: Because of a garland I have seen, every flower will make me sigh. Perd state pregaa, qual uom la czr. Ciascuna Stella ne li occhi mi piove del lume suo e de la sua vertute; le mie bellezze sono al mondo nove, perd che di la su mi son venute: Every star rains its light upon my eyes and its influence; my eauties are new to the world, because they have come to me from ,on high: Tiieitf words are lo be read in the lace ot an anpel it ho lias a; - peared to us: I Have come to ti;c point of die circle v.

J die star of iote is far from us becau. Leaves which die power of the Ram brought forth to deck the world have passed tiieir date, and, the grass is dead; every greea- leafed branch is hidden from us except in laurel, or in pine, or ia hr, or in other tree tliat keeps its greenness; and so strong and bitter is the season, that it has killed die little Bowers along the banks, whicli cannot bear the frost: Tire streams run with smoke-laden waters because of the steam the earth has in its bowels, which it draws out from the abyss into upper air; so that a path that I was glad to walk on when days were air, has become a torrent, and will be one while tlie great onslaught of winter last; the earth has a surface that seems enamel, and the dead water changes to glass because of the cold which grips it from Witliout; and I have not drawn back one step from this war o f mine, nor want to draw back; for if suffering is sweet, death must surpass every otlier sweetness.

My song, what will become of me in the sweet new season w len love rains upon the earth from every heaven, if love lives in me now, m spue of all these frosts, and nowhere else?

I shall become a man of marble, if in a girl there is a heart of marble. I have come to a sliort day and a great arc of shadow, alas! Likewise this heaven-bom woman remains frozen like snow in the shade; for she is not moved, unless as a stone is, By the sweet time whicli warms tlte hills and makes them mm from white to green so that it may cover tliem with little flowers and plants. When she has a grass garland upon her head, she draws our mind from every other woman, because she mingles the waving yellow and die green in such lovely wise that Love comes to stand in their sliadov.

Ah agonizing and piti- less trap that deafly wears out my life, why do you not keep from eating my heart skin by skin, as I refrain from telling anyone who gives you power? Every now and tiien tiiis perverse one, v. He w ounds me imder mv left arm so violently, that tlie pain starts up in my heart again: Death will hav e gathered me before the blow lias defended. For my heart trembles more when I think of her, in a place where 1 can be seen by others — for fear that my thought may shine through and betray itself — titan I tremble at death, which already gnaws every nerve of mine with the teeth of Love; that is, the thought devours their strength, so tliat tlieir action falters.

Egli alza ad ora ad or! Every now and tlien this perverse one, who keeps me on my back upon the ground, too tired to twist, raises his hand, and chal- lenges my weak life: He wounds me under my left arm so violently, tliat the pain starts up in my heart again: O, why does she not yelp for me, as I for her, in tlte hot abyss.

If I had once caught hold of the lovely Jocks whicjj have become both switch and whip for me, taking them before matins I would spend evensong and midnight with them; and I would notbe spar- ing or kind, rather I would act like a bear when it is playful; and if love now whips me with them, I would avenge myself more than a thousand-fold.

I would gaze, fixedly and close, into the eyes, from whicli come the sparks that bum my heart, which I bear dead within me, Co avenge myself for her shunning me; and then widi love I would give her peace again. T RE donne intomo al cor mi son venute, e seggonsi di fore; che dentro siede Amore, lo quale e in segnoria de la mia vita. Ciascuna par dolente e sbigotdta, come persona discacciata e stanca, cui mtta gente manca e cui vertute ne held non vale. Tempo fu gta nel quale, secondo il lor parlar, furon dilette; or sono a tutti in ira ed in non cale.

Queste cosi solette My song, go straight to that woman who has wounded my heart and who robs me of what I most hunger for, and thrust an arrow- through her heart; for fine honour is won in taking revenge.

Three women have come about my heart and sit outside it; for Love sits within who has lordship of my life. The women are so lovely and of sudi dignity, diat the powerful lord, I mean he who is in my heart, can scarcely faring himself to speak to them. Each seems to be grieving and bewildered, like a hunted, weary person who, lacks all followers, and to whom worth and beauty are of no avail.

Come Amor prima per la rotta gonna la vide in parte che il tacere e bello, egli, pietoso e fello, di lei e del dolor fece dimanda. One sorrows much in her words, and rests her head upon her hand like a fresh-cut rose; the bare arm, column to grief, feels the downpour from her face; the other hand keeps her weeping face hidden: When Love first saw through her torn skirt that part of her that it is courteous to be silent about, he asked her, pitying and indignant, about herself and her grief.

Liberality and Tenipeiance, and die others bom of our blood, go about begging. But, if this is harmful, let the men weep and speak sadly whom it concerns, who have seen the light of such a day; we need not grieve who are of the eternal rock: But this lire ius altcr.

My song, bird with the wliite feathers, song, hunt with the black harehounds whom I should rather flee, but they could make me a gift of peace. But they do not do it, for they do not know what manner of man I am; a wise man does not lock the door of pardon, for to pardon is a fine victory in war. Bull see clearly today bowl was the talk of everyone fora long time, and for this often, within me, I grow ashamed of myself: Gluttony and dullness and slothful couches have banished every virtue from die world; so that our nature, overcome by habit, has all but lost die way.

And all die kindly lights, by which human life is quickened, are so extinguished in heaven, that he who wishes to lead a stream from Helicon is pointed out as a mangel. Such desire for laurels? You will have few companions on the other road: I beg you so mucli the more, gentle spirit, not to turn from your great-hearted under- taking. But tliey do not do it, for they do not know what manner of man I am: Alone and ihougiuful, I go pacing die most dcsened fields with slow- Iiesitant steps, and I am watcliful so ai to flee from any place where human traces mark die sand.

I find no other defence dial protects me from die open awareness of people; because diey can see from without, in my actions bereft of joy, how I inwardly flame: My song, bird with the white feathers, song, hunt with the black are oun s whom I should rather flee, but they could make me a gi t o peace.

But they do not do it, for they do not know what manner o man I am: Allor fui preso; e non mi spiacque poij si dolce lume uscia degli occhi suoi. Now the eleventh year comes round, my Lord, since I was bent under die pitiless yoke which is crueller to the more submissive. Have mercy on my unworthy suffering; bring back my wandering thoughts to a better place; remind them how today you were on the cross.

When she saw I was without fair companion or guide, she stretched a noose she had wound of. Then was I taken; nor did it displease me after; so sweet a light issued from her eyes. And yet I cannot find any paths so harsh or wild that Love will not always come, talking with me the while, and I with him. Diana did not please her lover more when, by such a chance, he saw her naked in the midst of icy waters, than I was pleased by the hard mountain shepherdess, set there to wash a graceful veil tliat binds that lovely fair hair from the breeze; such that she made me tiemble with an amorous chill, now when the heavens bum.

Perhaps a time tvili come again when this mild and lovely fierce one may come back to her accustomed haunt; and there, where she noticed me upon tliat blessed day, may turn her happy eager face to look for me; and, o pity I seeing me already earth among the stones. Love may inspire her to sigh so softly that she will obtain mercy for me, and have her way with Heaven, drying those eyes with that lovely veil.

La morte fia men cruda Clear, fresh, and sweet waters, where she who alone to me seems woman rested her lovely limbs; gentle trunk, of which she liked as I remember with sighs to make a column for her lovely side; grass and flower, which the gay dress covered as well as the heavenly bosom; holy calm air, where Love opened my heart with those lovely eyes: If it is my destiny and heaven works for this that Love should close these eyes even while they weep, may some kindness inter my miserable body in your midst, and may my soul return naked to its own abode.

A flower fell upon her hem, another on her fair hair which seemed polished gold and pearl that day; one rested on the ground, and another upon the wave; one, m charmed flight, turning as it fell, seemed to say: How many times did I say then full of fear: From tliat time forth this grass has so pleased me diat I find peace in no other place.

Voi, cui Fortuna ha posto in mano il freno delle belle contrade, di che nulla pieta par che vi stringa, che fan qui tante pellegrine spade? Father, and soften and free the hearts that proud, fierce Mars hardens and holds fast: O you, in tthose hands Fortune has put the bridle of the fair regions, no pity of whicli seems to restrain you, what are so many alien swords doing here.

A vain mistake is deluding you; little you see and think you see a lot; since you look for love and faith in mercenary hearts.

O deluge borne here from what foreign deserts to flood our pleasant fields! If this comes about by our own hands, who will there be, tlien, to save us?

Nature provided excellently for our state when she placed tiie shield of the Alps between us and die German rage: I keep silent about Caesar who, on every shore where he took our arms, made the grass bloody from their veins.

Now it seems, I know not by what evil stars, that Heaven hates us; thanks to you to whom so much has been committed: What guilt, what judgement, or what destiny, drives you to worry your poor neighbour, and to hunt out his tlireatened and scattered goods, and recruit your sol- diem from foreign countries, and be glad that blood should be shed, Md the soul traded for a price?

I talk to speak tlte truth, and not from hate or contempt of others. Latin sangue gentile, sgombra da te queste dannose some: And are you not yet made aware, by such repeated experience, of die deceit of die Bavarians who raise a finger and toy with death? Tile dishonour, as I see it, is worse than the harm. But your blood rains more widely; as a different anger whips you on.

Take drought of yourselves from matins to the third hour, and you will see how dear die man holds others who holds himself so vile.

Noble Latin blood, shake from yourself these hurtful burdens; do not make an idol of an empty, groundless name: Per Dio, questo la mente talor vi mova; e con pied guardate le lagrime del popol doloroso, che sol da voi riposo, dopo Dio, spera: Voi siete or qui: Al passar questa valle. Is this not the ground I first touched? Is not this my nest, where I was so sweetly nurtured?

Is this not the native land in which I trust, kind, devout mother, who covers botl parents of mine? In God s name, let this sometimes move your minds; look with pity upon the tears of the sorrowful people who, after God, hope for rest front you alone: Per alti monti e per selve aspre trovo qualche riposo; ogni abitato loco e nemico mortal degli occhi miei.

If there is a stream or fountain on a lonely slope, if, between two hills, lies a shady vale, there the frigjttened soul calms itself: This one burns, and is uncertain of his fortune. In high mountains and in wild woods I find some rest; each in- habited place is die mortal enemy of my eyes. But could tliis be true? Wiiere a tali pine tree or a hill orfl-rs shade, son: W Item I conte to IT.

I und tiiy breast v. Per alti monti e per selve aspre trovo qualche riposo ; ogni abitato loco e nemico mortal degli occhi miei. If there is a stream or fountain on a lonely slope, if, between WO hills, lies a shady vale, there the frightened soul calms itself: This oneburns, and is uncertain of ius fortune. Poscia fra me pian piano: Then softly to my- self: What are you doing, wretch? My song, beyond tliat mount, -where the sky is clearer and more glad, you will see me again by a running stream -where the breeze smells of a fresh and fragrant laurel grove.

There is my heart, and she who steals it from me: In' what part of heaven, in -what celestial form was the original from which Nature took that glad, lovely face by -abicli it -n-anted to show down here how mucii on liigh could be created? When did a heart gather into itself so many vinuesr Although their sum is guiltj- of ray death. I have many times now who will believe me? Then when the truth clears away tliat sweet deception, still I sit there the same, sit cold, dead stone on living stone, like a man who thinks and weeps and writes.

Full of one fond thought that separates me from all other men, and makes me go through the world alone, from time to time I am rapt out of myself, while I look for her whom I should fly from. Truly, if I am not mistaken, I make out a ray of pity coming from that high cloudy brow which in part brigluens my sad heart. Then I summon up my soul again, and when I am about to reveal my ill-advised choice to her, 1 have so mucli to tell her that I do not dare begin.

Through die heart of inliospitable, wild woods where men tv ith arms go at great nsk, I go secure; for nothing can frighten me but that Sun wltich draws its living rays from Love. He looks in vain for divine beauty who never saw the eyes of this fair as she gently turns them; nor does he know how Love heals and kills who does not know how sweetly she sighs, and how sweetly talks, and sweetly laughs. Now that the heavens and theeatth and the wind is silent, and the wild beasts and the birds are bridled by sleep, night leads its starry car upon its round, and, without one wave, the sea lies in its bed; 1 see, think, bum, and weep; and she who is my undoing is always before me to my sweet pain: So from one clear and living fountain the sweet and the bitter move upon whiclil feed; one single hand lieals and pierces me.

I do not flee from privacy and rest, but rather from myself and nay own thoughts which, when I used to follow them, sometimes raised me to flight; andl desire the crowd, hostile and hateful to me who would ever have thoughtit? I seem to hear her, hearing the branches and the breeze and die leaves and the birds complaining, and the waters murmuring as diey flee through the green grass. Rarely did a silence, a lonely awfulness of shady woodland so please me; except that too much of my Sun is meanwhile lost, O LITTLE room that were once a harbour from those severe daily tempests of mine, you are now a fount of nightly tears which by day I bear hid for diame, O little bed that were repose and comfort in so many torments, from what sorrowful urns does Love bathe you, with diose ivory hinds that are cruel tome alone— so wrongly!

Per man mi prese, e disse: Mio ben non cape in intelletto umano: Deh, perche tacque ed allargo la mano. Quel rosignuol che si soave piagne forse suoi figli o sua cara consorte, di dolcezza empie il cielo e le campagne con tante note si pietose e scortej My thoughts raised me to a place where was she whom I seek and find no more on earth: She took me by the hand, and said: My goodness is not compassed by human understanding: O, why did she go silent and open her hand.

But if this is with the consent of fate, what can I do but bear a sad soul, wet eyes and bent head for ever? O our life which is so fait outwaidly, how easily does it lose in a morning what in many years with great struggling is gained I The eyes of which I so warmly spoke, and the arms and die hands and the feet and the face which had so separated me front myself, and marked me out from other people; the waving hair of pure and shining gold, and the flashing of the angelic smile which Used to make a paradise on earth, are now a little dust which feels no moital tiling.

And yet I live; at which I grieve and despise myself, left as I am' v. Now let there be here an end to my loving song: She, happy to have changed her abode, stands equal with the most perfect; and nieanwliile, from time to time, she turns and looks back to see if I am following her, and it seems that she is wait- ing: I KEEP weeping over my past which I spent in loving a mortal thing, without lifting myself to fliglit, although I had wings to give perhaps no mean proof of myself.

You, who see my unworthy and wicked ills, king of heaven, unseen, everlasting, help this soul, lost and frail, and make good its infirmity with your grace: May your hand deign to be neat in tliat little of life wliich is left to me and in my deadi.

You know full well that I place no hope in any other being. Che luce e questa, qual nova beltate. O how easy it is, the deceiving of one who feels securel Wlio would ever have thought to see two lovely lights, clearer far than the sun, become dark earth. The chosen angels and the blessed souls, citizens of heaven, or the first day that my lady passed, gathered about her full of wondci and deference.

What light is this, and what new beauty s' they sait to one another: Tlien I look at her beautiful loving mouth, her broad forehead and fond expressioiij white teetli, straight nose, and comely brown eyebrows, such that they seem painted.

And an amorous thouglit then recurs to me w'ith these W'ords: And listen to her cliarming speecll, how well it sounds, soft and compassionate, and how' slie breaks and orders her talk. See, when sire laughs, liow site surpasses every other firing in delight! Then I look at her slender, white tluoat and the exquisite way it rises from her shoulders and her bosom; her round chin, snrali and dimpled, such that the eye can discern no better.

I LOOK upon her fair and "waving locks, of "which Love has made a net for me; I find that to catch me more easily he sometimes baits it with a string of pearls and sometimes with a fine flower.

And then I look into her lovely eyes, which pass through mine into my heart, with a splendour so bright and vivid that it really seems to come from a sun.

They show a goodness that grows in them con- stantly, so that I, to whom they are so comely, say to myself with sighs: Vedi se elk place. Upon the Death of Petrarch Now have you gone up, my dear lord, to the realm whither every soul chosen by God for that honour, crusts to ascend on leaving this wicked world; now you are where your desire drew you frequently in the past, to see Laura, now you are where my losely Fiammetta sits tviih her in tlie sight of God.

Now you live with Sennuedo and Cino and Dante, sure of eternal rest, looking on things not comprehended by us. O, if I was pleasant to you in the wandering world, draw' me after you, where, glad, I might see her who first fired me wdth love. What die likes and indulges is always honest and seemly, and she puts her hope solely in acting rightly.

The rivers have turned to glass, and the cold now locks tlie stre. Se questo far non vuogli, almeno sciogli i legami annodati da speranzaj deh I io ti priego, signor, che tu vogli: Ne oro ne argento in voi riluce, e, mai vestite, parete angioleile. You sccni to mo creatures of love, your aspect is so enluinced with light. No gold or silver shines on you, and. O tell me if you are content to: Ma, quando pelegrina esser piii crede da lui mia vita, piu presa si vede.

But when my life believes itself most remote from him, it sees it is most taken. The snow and the tee and the east winds, the cold hoar-frost and the high north wind have chased Diana from her woods. Because she sees the grass withered, and withered the flowers, the leaves flying and the forest bared, she has covered her fai r head with a veil, and she has come to the place where she was born, where she always deliglited more than other woman.

Richezza non cerchiam, ne piii ventura che balli e canti e fiori e ghirlandelle. We do not ook tor riches, nor other excitement titan dances and songs and flowers and garlands. Richezza non cerchiam, ne piu ventura che balli e canti e fiori e ghirlandelle.

We do not flowers and gariaTds. E vidi a la stagion prima e novella uscir la raolle erbetta, come sole aprir le foglie ne la prima etate. I have seen the sun rising from tlie waves one morning, maned all with gold, and complexioned witll sucii light lat le a t e waves on fire. And I have seen die soft grass spring in the new and early season, as it is wont to open its blades in its first days. And I saw a tvoman, gay and fair, going over the gtass, gadiering roses in the first sun- light and overcoming all these tilings in beauty.

N ovi the shepherdess leads the white troop that is in her keeping down to the plain, for she sees the sun declining, and the hour late, and the high country-houses sending up their smoke in the dis- ance. The bent ploughman lifts himself straight and tall, and looks about at the day that flees, and frees his oxen from the yoke that he may not be late in returning to his rest.

And I alone, without any refuge, have no respite from my thoughts with the sun, and come to sigh again with the stars. Sweet unrest of love, how mild you are: Fair ladies, I have searched a long time for my heart.

You are to be thanked. Love, for my finding it at long last. You ; be thanked. Fair ladies, I must tell you how I found my iseart again: What docs tin's fair thief deserve, who has taken my iieart like tliis.

Chi vuol esser lieto, sia: Never let her heart be freed, but 1 et it always burn with mine. You are to he thanked, Love, for my finding it at long last. Bind this fair thief, o Love, and let her bum with what she has stolen: You are to be thanked, Love, for my finding it at last.

Song for Bacchus How lovely youth is that ever flies! Let him he glad who will be'- there is no certainty in tomorrow. This is Bacchus and Ariadne, fair, and each burning foe the other: Tliese nymphs and otlier people are always merry. Let him be glad wlio will be: Tliese glad little satyrs are in love with tlte nymphs, and have ]: Let him he "lad who will be: Tlicsa nymplrs would fain be tricked by them: Let liim be gbd'wlio will be: Mida vien dopo costoro ; cio che tocca, oro diventa.

Che dolcezza vuoi che senta chi ha sete tuttavia? Ciascun apra ben gli orecchi: Hiis load wlio comes belUtid them upon an ass is Silenus: Arda di dolcezza il core! Non farica, non doJore! Udite, selve, mie dolce parole. Woman and young lovers, long live Bacchus and long live Lovei Let each one play, and dance, and singl Let tlie heart burn -svith sweetness!

Neither labour, nor grief! What is to itappen needs must he. Let him be gbad who will be; there is no certainty in tomorrow. Song Heab, woods, my sw-eet words, since my nymph will not hear them.

The lovely nymph is deaf to my hment and does not arc for the sound of our pipe: Digit, zampogna mia, come via fugge cogli anni insierae la bellezza snelb, e digit come il tempo ne dtstrugge, ne Teta persa niai si rinnovella: Portate, vend, questi dole! Tire dock feels deeply for the shepherd: Hear, woods, my sweet words. Bear, winds, these sweet numbers to the ears her how many tears I shed for her, and beg her i her my hfe flies from me and is consumed like hoar-frost in the sun.

Voi imbottate come pevere. Gli e del vino ancor per ti. Lassa bever prima a me. Ognun segua, Bacco, te. Questo monte gira intomo, e 'I cervello a spasso va. Ognun corra in qua e in la, come vede fare a me; ognun segua, Bacco, te. You swallow like big funnels. I want to drink, me as well.

There is wine for you as well. Let me drink fust. Let eacIi one follow you, Bacclius, I liave already emptied my horn: Tiiis mountain is wheeling round, and my brain lias gone for a spin.

Everyone run lierc and tliere, as you see me doing - let each one follow you, Bacchus. Son io ebra, o si o no? Star piu ritti i pie non ponno. Ognun gridi Bacco Bacco, e pur cacci del vin giu: Bevi m, e tu, e tu. Ognun gridi eb, oe; ognun segua, Bacco, te. I am already dying of tiredness. Am I drunk, say yes or no? My feet cannot hold me upright any longer. You are drunk, thatl kbow. Everyone do as I do: Everyone cry Bacchus, Bacchus, and still toss the wine back. Tlien we will get feebler and feebler with our noise.

You drink, and you, and you. I can dance no longer. Everyone shout yuh yehl everyone follow you, Bacchus. Bacchus Bacchus, yuh yelt! I ran then to till.. I could never tell you now iovciv tho. Those lovely eyes have carried my heart away to paradise, where I saw you, Love, hidden in your glowing flames. O shining eyes have taken, my heart, whence do you draw such sweet power. I thank you, Love.

I doubted for my life; my lady dressed in white saved loving smile, happy, fair, and modest, she: AVlicn the rose stretches every petal, when it is most lovely, when it is most pleasant; then is it good for putting in a garland, before its beauty be fled: I found myself, maidens. Love, for every pain and torment, and am happy now for your every sorrow. Those Jovdy eyes have carried my heart away to paradise tuU I saw you. E voi, donzelle, a schiera con li vostri amadori, die di rose e di fiori vi fate belle il tnaggio, venite alia frescura delU verdi arbuscelU.

And you, maidens, in a crowd with your lovers, who make yourselves lovely with roses and other flowers in May, come to the cool shade of the green bushes. Every fair is safe among so many youths; for beasts and birds bum with love in May. She who is young and beautiful, oh do not let her be harsh, for this age does not renew itself as does the gtass; let none be proud with her lover in May.

Ben venga primavera clie vuol ruom s innanaori. E voi, donzelle, a schiera con li vostri amadori, che di rose e di fiori vi fate belle ilmaggio, venile alia ftescura delU verdi arbuscelU. Chi e giovane e bella deh non sie punto acerba, cbe non si rinnovella beta, come fa Verba: Welcome May and its wild banner. Welcome spring that disires man to fall in love. And yoxi, maidens, in a crowd with your lovers, who mahe yourselves lovely uitli rose, and other flowers in May, come to the cool shade of the grecii budics.

Every fair 5s safe among so many youths; for beasts and birds bum with love in May. Ecco che i dolci amanti van per voi, belle, in giostra; qua] dura a lor si mostra fara sborire il maggio. Per prender Je donzelle si son gli amanti armati. Ma chi e quel che vola. Let each one of this our band sing and dance.

See, your sweet lovers go to the joust for your sakes, you fair; she who shows her- self hard to them makes the May shed its bloom. The loving youtlis are armed to win the maidens. Surrender yourselves, you fair, to your lovers. Give back the hearts you have robbed, do not wage war in May.

Let the one who has stolen a heait from another give hers in excliange. But who is tiiat flying there. E voi, donzelle, a schiera con li vostri amadori, che di rose e di fieri vi fate belle il maggio, venite alia frescura delli verdi arbuscelli.

Every fair is safe amn T"''' and birds bum with love in May. Ecco che i dolci aman ti van per voi, belle, in giostra; qual dura a lor si mostra faii sfiorire il maggio. Chi Taltrui core invola ad altrui doni el core. Let eadl one of this our hand sing and dance. See, your sweet overs go to the joust for your sates, you fair: Lhe loving youths are armed to win the maidens.

Give hack the hearts you have robbed, do not wage w'ar in May. Let tile one who has stolen a heait from another give hers in exdiange.

But who is that hying there? Ben venga il peregrine. Amor, che ne comandi? Che al suo amante il crino ogni bella ingrillandi; die le zitelle e grand! Love comes here laughing, crowned with roses and lilies, and comes.

Greet him merrily, you fair. Welcome to the traveller. Love, what is your bidding? Thai every fair put a garland about the head of her love; that girls anc grown women fall in love in May.

O mente ancor di non sognar incerta, qnando abbracciar da la mia dea mi vidi, e fu la mia con la sua bocca inserta. O complessi iterati, che con tand nodi cingete i fianchi, ii petto, il colio, che non ne fan pid hedere o li acann. Per te fu dupplicato il mio contento ; ne veramente si pub dire perfetto uno amoroso gaudio a lume spento.

Breath, that inhale far mote pleasant fragrance than the phoeniX on his pyre, on which he flames and dies, yields among Indians or Sabaeans. All of you, one by one, shall I keep in everlasting metnoty as ministers of ray high pleasure, and 1 praise you as much as in my power.

If only I could hurt you like that, for I am your enemy! If your old man bores you, why not find a younger lover? Or che farebber dunque le mie braccia! Your Michelangelo in Turkey Tell me, Love, I pray, if ray eyes see the trutli of the beauty to which 1 aspire, or if I have it within me, since, where 1 look, I see her face engraved.

Quiyi si fa divina, onesta e bella, com a se simil vuol cosa immortale. Nemico di me stesso, inutiJmente i pianti e sospir verso, che non e dantio pari ai tempo perso. AUs, Was, I keep going over my past time and do not find in the viiole of it one day that has been mine! Now that time has changed and transformed ita bark, deatli, the first and second, and the soul struggle together conuamly for my being.

And if I am not in error God grant that I am , 1 jce eternal sufiering for me in the truth I understood and V. In me la morte, in te la vita mia. Felice son nella tua cortesia. Your soul has already ascended many times to God, still clothed in the flesh, and with that face. And if the malicious, foolish, evil throng marks and points out what otliers feel, the burning will is not Jess pleasing, nor the love, the faith, the honest desire. O NtGHT, o sweet time, in spite of blackness, you overcome each labour with peace in the end.

You break and cut short every tired thought, since dank shade dispenses every quiet; and often in dream you bear us front the lowea part to dte highest, where I hope to go. My eyes saw no mortal thing, when I found utter peace in yoUr fine eyes, but saw within, where every evil is unwelcome, him who attacks my soul - his likeness - with love: The senses lead, not to love, hut to unbn d tbatkiUs the soul; and our love makes perfect fnendshtps here,B perfectstiil, through death, in heaven.

M y hope wn sometimes ascend with my burning desire, and not be i. What more righteous cause. Ogni ben senza te, Signor, mi manca; il cangiar sorte e sol poter divino.

If I feel myself burn for beauty, mine will be a dead fire when yours approaches, an yours I will be, as 1 have been, on fire. Wiat can I do, so that I may not live like this? Every good without yo , Lord, is licld from me; to change fate is a power solely divine. T HE uneasy, trouWcd soul finds no cause foe its state but licavy sin, ill jecognized, tbough not foe that concealed from t imtni. Oun fteb, green age cannot,' my dear Lotd, know how much taste, lose, ssishes, and thoughts change at our final step.

The sou gains mnie, ihi; more it loses the world; art and death do not go V, Jl tegether: Smuc to But wiut can. The idle tales of the world have robbed me of the time I was given to Know God, nor have they only thrust his gracious gifts into 0 ivion, uc, wi i them, rather than without, have turned me to s nmng. Tuo sangue sol mie coipe lavi e tocchi, e piu affondi, quantY sono pid vecchio, di pronra aita e di perdono intero. Let vour blood only coivpk!

E come in ciel gran refrigerio e vita dal volco Suo solete voi fruire, cal io qua giu da la faelta infinita. In questo sol vincete il mio gioire, che la vostra e etema e stabilira, e la mia gloria puo tosto bnire. Hiat and it tortures soul and body - is the fear which leads me towards death, lest my fire should be a blaze of straw.

E del re, che seguite, udiro lio poi che queste cure altatnente comparte, ond'e chfar dagfi esperi ai Jidi eoi- And she becomes deaf to my cries, despising my fond and fooiidl thoughts, as he stays deaf to the tlioughc of his returning, ho wth tears tvhicli heep my eyes n'et, I make diese waves and tins sea piti- ful; and he lives happy among his hills.

O TANTE indamo mie fatiche sparse, 0 land indarno miei sparsi sospiri, o vivo foco, 0 fe, die, se ben miri, di tal null altra mai non alse ed arse, HTj mori, clear and blest for me than the clearest, most days mght worthy to be praised by the first, the finest i-nv alone have been the trustful minister of..

Do you think I am Hercules or Samson to bear so much young and a woman and out of my whs, above all since 1. I NEVER see that day return when He was bom, who put on althougli God, come to us again to wipe away our father s acts against his Maker, without remembering the compelling in whidi Love, spreading his net between two fine eyes and a smt , c-iugiit me; eyes tiiat now sojourn far from me;. And, if reason not take up arms and conquer feeling, that bitter care would e now be such that reasoning could not help me.

Tiiey often say that fire drives away fire; but you, Love, who seek my martyrdom, pre- vent this happening in me, weary' though I be. O bella e vaga Aurora. And you, swift Breezes, bear my ighs v. Giammai piii dolce raggio non spiega. There Love hides his nets, nor is there a more secluded place where, tired of shooting his arrows, he is soothed.

UATO TASSO Vita de lamia vita, tu mi somigli palUdetta oliva 0 rosa scobrita; ne di belta sei priva, ma in ogni aspetto tu mi sei gradiia, 0 lusiiigliiera o scbiva; e se mi segui o fuggi soavemeute mi consumi e struggi. Life of ray life, you seem like the pallid olive to me, or the faded rose; nor are you charmless, but you are pleasant to me, however you appear, flattering or shy; and whether you follow or fly, softly you consume and unmake me.

O w iiiTEit and colder far than her who often makes the stars less fair with her shining; a cloud or rain or wind dims her pure silver, nothing, your lovely whiteness and your fairest eyes. If you turn glad to me, my life can be a dream and I be happy. O miei fidi guerrieri, su, su, veloci e pronti. Fur segni forse de la tua partita, vita de la mia vita?

E se talor de gli occhi miei mostrate aver qualche pietate, io non spero da voi del pianger tanto altro che pianto. And an of i of crystalline stars in the in the dus! F UMMO un tempo felici io amante cd amato, voi amata ed amante in dolce state. We were once happy, I loving and beloved, you beloved and loving, in a sweet state.

Scorn demands that I tell you tliis, scorn that in my breast keeps fresh the shame of my neg- lected offering; and tears the leaves from your laurel; now dry and once so beautiful. E se talor de gli occhi raiei mostrate aver qualche pietate, io non spero da voi del pianger tanto altro che pianto.

Were they signs perhaps of your leaving, life of my very life? And if you show pity sometimes for my eyes, I do not hope for anything but weeping for so mudi weeping. Ben veggio il sol, ma. Or dal profond oscuro a te mi volgo e grido: In- deed I see the sun, but as he is when a dark veil wraps him in shadowy' eclipse; and I see the fixed and wandering stars in heaven: Give me, you who can, your right hand in my gieat, unwottliy plight,.

Suonano i gran palagi e i tetli adorni di canto; io sol di pianto il career tetro fo risonar. Questa e la data fede? Son questi i miei bramati alti ritomi? Lasso I dunque prigion, dunque feretro chiamate voi pieta, Donna, e mercede? To Her Grace the Duchess of Ferrara Royal bride, now the season is coming round which invites at- tentive lovers to dances, and in which they charm tlie chill, clear niglits in the rays of kindly, pleasing liglu.

The young virgin dares to tell now the secret pangs of her lover to chaste ears, and softly leaves him doubtful between life and death and keeps him in sweet warfare. Is this the faith you plighted? Ajre these my longed-for, high deserts?

Lady, you call a prison, pity, a coffin, then, recompense? O that I were, Gasparro, among your mountains, among new abodes and the old memories of those who were greatly skilled in arms, for I should perhaps utter, then, songs of such weight to my- self and the befriending Muses that I would shame many high and renowned ones!

I still water a gentle plant, a perhaps not unwordiy husbandman, and others seize on the fruit, myself dis- daining, but for fear I hide my grief within my bosom. I bear the weight, I furrow die deep sea, others have the merciiandise: And now that of learned, good Luigi draws out its gloiious aLte both those tTpS: Amiara, che non ha tregua con gli anni umana vita, e si dilegua.

And your boasted deeds are our pains and tears. But you, lord of Love and Nature, you governor of kings, what are you doing in these alleys that cannot contain your greatness? Be gone, and trouble the sleep of the famous and die powerful; leave us here, a low, neglected crowd, to live without you, in the manner of ancient peoples. Let us love, for human life makes no truce with the years, and dwindles away.

M Ai fia che de I'amor io mi lamente senza del qual non voglio esser felice;. Mai pud disfar altro destin o sorte quel nodo che non pud sciorre la morte. So that I stretdi my wings to tlie air, nor fear barrier of crystal or glass; but cut the heavens, and rise to die infinite. And as from my globe I ascend to odiers, and penetrate higher into the cdiercal field, what odiers see as distant I leave beliind my back. Nevek shall it come about that I complain of love widiouc which I do not wisli to be happy; it may be true diat for its s.

Ut the heavens be clear or dark, cold or burning, I slwl! Fa scorger quanto ha il del, terra ed inferno, fa present! Adunque, volgo vile, al veto attend! Fanciullo il credi, perche poco intend! Love, by whom I distinguish the truth so remote and high, who opens tile black and adamantine gates, enters my spirit through my eyes; and is bom to see; lives, is fed, has eternal reign for this.

He calls into being all that heaven, earth, and hell contain, he causes true copies of the absent to be present, summons up powers and, hurling straight, strikes, wounds the heart ever, and discovers every inward.

Therefore, base throng, look to the truth; incline your ears to my not false speech; open, open, if you can, your eyes, cross- grained and mad as you are. You believe him a child, because you understand so little; because you change rapidly, he seems elusive; as you are eyeless, you call him blind. Tu medesmo terreno mai sempre abbracci, fai colto e comprendi, e di lui per Je viscere distendi radici grate a!

I base spirit, senses, xid intellect constant to one end. Nor do they know, nor can they, nor wish to do, or suffer other than what great Wisdom, pleased with all, has written to make all slad; when, at the end of games and disputes, tiieir masks restored to eartli sky, sMj wrought and who best spoke.

O pene, del fallir fatene accord, liti, ignoranze, fatiche e dolori: O ills, quarrels, ignorance, labours, pains, make us aware of our falling away: Con vanni in terra oppress! With my pinions crushed to earth I fly to heaven, a joyful spirit in sad flesh; and, if at times die heavy burden bows me, my tsdngs still raise me above die hard ground. Pur dalla squilla mia sento un rimbombo: Per questo notte e giomo a te lagrirao e grido.

You equal and surpass them in expression, but die heart does not yet feel itself lifted to heaven on your wings, nor pricked with righteous anger. For diis I weep and cry to you night and day. U'ltcn will it seem good to you di. I do nor trust my- self to S3V more, for the irons I have about nte l. Short is every other time e ore eternity, and nothing is lighter than a pleasing load. Ne poca carita, ne poca fede, ne la poca speranza e che mi nuoce.

And if the whole world imows of my martyrdom, heaven, cartli, and all dieir children; why do I reliearse tite tale to you who have caused this? And if every change is something of a death. Still I come back to ask for mercy, where need. Nor is it little cJiarity, nor little faith, nor little hope tliat obstructs me.

Deh, Signor, io vaneggio; aita, aita! For if there were, say, another God, certainly 1 would go to him for help. O, Lord, I wander; helpl helpl befote'the temple of Wisdom becomes a mosque of foolishness. Well do I know that no words are to be found that wiU move you to benevolence towards one whom you did not destine for your love frqm all eternity; for your counsel is without remorse.

Se nii sdogli, io far scuola ti prometto di tutte nazioni a Dio liberator, verace. Ma rempio faro il cielo, altar le stelle. If you free me, I promise to make all nations into a school for true and living God the liberator, if so daring a tliought is not to be denied the fulfilment to which you spur me; to tlirow down the idols, deprive every imaginary god of worship and him who makes God serve his own purposes, and is of no service to God; raise the seat and banner of reason against cowardly vice; call enslaved souls to freedom, iiumble die froward.

Nor sing new psalms, for whidi Sion is faint, under roofs that lightning or beast may spoil. But 1 shall make die heavens your temple, your altar die stais. Nc le mie abfaominevoli preghiere di medicina, ma di moi-tal tosco fur degne. Ahi, stolto e Iosco! Composed in the 'Caucasus' Lord, too much I sinned, too much, I knotv; Lord, I'no longer wonder at my appalling torment. Nor were my loadisome prayers worthy of faalm, but of deadly poison. Judge, God, - not - Have mercy.

But your high kindly patience, tlianks to which, many times, you have not blasted me, gives me some assurance that you have reserved pardon for me at the last. Aitliough wise and pious, human wit becomes blind and profane, if it thinks to better die common fate before you. Scorn at Death II ow much sweetness and wonder seizes on die soul, when u conies out from this heavy, blinded cave of ours! Looking on the universe and its holy joys and how many tributes file benign spirits pay to God, you will begin to be amazed tb.

O I said resung-place and balm of my sulfering, divine ends of Nature and Loi e, set as die utmost bounds in die Ocean of their own delights. Poi con fiero periglio dal lago inferior tento uscir fuore con quelle forze cbe non bo, inescbino. Late, father, I come back for your counsel, late I summon die doctor; so worsened the disease that it does not yield. The more I wish to raise ray eyes to your brightness, the more I feel dazzled, my eyelids weighing. Then, to my fierce danger, 1 try to get out of the bottommost lake with those powers that, wretch, I do not pos- sess.

Wretch that I am, lost thanks to myself, since I desire and refuse the divine aid which alone can save me! I have no merit, thanks to those great sins which I have com- mitted against you. Mother of Christ, and you who are near her. Fosca e Taiba appo te; perde e s'oscura presso Febeno tuo Favorio e Fostro. Or quando, or dove il mondo antico o il nostro vide si viva mai, senti si pura o luce uscir di tenebroso incliiostro, o di spento carbon nascere arsura. Mirtius is my only Jove.

Ah, cruel fair, the sand alone was fit for words so frail; since tile waves of die Tiber and forgetfulness at die one instant erased Mirtius, W'ho was your love, from the beach and from your heart. Tiie darvn is gloomy wJiere you are- ivory and hue of rose fade and are darkened beside your ebony. Dafne in Lauro D EH, perche fuggi, o Dafne, da cbi ti segue ed ama, e fuor che i tuoi begli occbi altro non brama?

Ma se tu tronco sei, come al fuggir le piante hai cosl pronte? Come non sai fermarti ai preglii miei? Cosl dicea, ma scorse in veto tronco allor cangiata Apollo la bella fuggidva fermaisi immobilmente in su la riva. Mjght I be a new Alcides', for, taking you'up in my arms, I " Hophies where human desire had never reached.

Daphne into Laurel follows and loves veu,. But if you are a tnmk, rdiy are your feet so ready to flee? Often Dt'o stars, nimble and happy in heaven, even tliouE;Ii they take their way through different parts, have met at least with "lad and loving look. And two plants often stand separate, but move to find one another again, if not with ilieir tranches, still with tiieir roots underground. Inconstant Love to Signor Marcello Sacchetti Whoever cares to see a Proteus of new love, Marcello, a new chameleon, let him turn his eyes on me, for, as my tiioughts come Lack to this subject at ail times, so do I embrace different fornts and various colours.

I do not in die least dare defend my amorous failing; rather I confess my being wrong, and diarge myself widr die fault: E come per incogniti senticri con Aretusa Alfeo si ricongiunge, cosi mentre vivranno i corpi lunge, a visitarsi tomino i pensieri. Slave of her who is slave to me, look, I bear a dusky noose round my heart that will never be loosed by white hand.

AVhere you most burn, o Sun, a sun has been bom for your sole shaming j a sun iliat wears night upon her face, apd in her eyes has day. Leave-taking Already the sun whips his coursers from the waves, and now the hour of my leave-taking arrives; Lilia, the while, if Love warms and pricks us on, let our faithful sighs be our messengers.

And as by unknown ways Alpheus joins himself with Arethusa again, so while our bodies live far apart, let our tlioughts come back to visit one anotlier.

Registrati gratuitamente, oppure effettua l'accesso per aggiornare l'analisi! Clicca qui e contattaci per un preventivo SEO gratuito I nostri esperti sono pronti ad aiutarti! Nadia Dellegrazie Web Designer. Andrea Romeda Seo Specialist. Visualizzazione meta tag viewport tag, per dispositivi mobile.

La tipologia dell'analisi L'analisi completa Solo analisi degli errori. Mi iscrivo alla newsletter. Anteprima dei risultati della ricerca Google. Free scat movies cul d asiatique arles - ifabrick. Parte "meta description" mancante: Nel database di Alexa non ci sono abbastanza dati della pagina. Numero delle condivisioni social. Il sito web non utilizza "meta keywords".

Non si trova la parte meta description descrizione meta sul sito. La pagina non utilizza il protocollo OG Open Graph. Il sito non utilizza lo standard di metadati Dublin Core. La localizzazione linguistica non è stata scelta. La lunghezza del titolo del sito Title è tra 10 e 70 caratteri. Il sito web utilizza anche dei contenuti flash, che vengono interpretati difficilmente dai motori di ricerca.

La pagina non utilizza soluzione frame. Parola chiave Contenuto Titolo Title Descrizione meta description Intestazioni headings cul 29 rencontre 28 femme 25 plan 22 site 19 video Parole chiavi di 2 parole Contenuto Titolo Title Descrizione meta description Intestazioni headings femme cougar 4 club libertin 4 rencontre gay 3 escorte girl 3 video cul 2 avec cest 2.

In totale ci sono 12 immagini sul sito web. Sono compilate le etichette "alt" di tutti gli elementi visivi. Il sito web utilizza URL friendly ottimizzati per i motori di ricerca! In totale abbiamo trovato link diversi. Numero dei link interni 94 Numero dei link esterni: L'URL è disponibile sia nella versione con www che senza www! La favicon non si trova. Non abbiamo trovato delle soluzioni HTML obsolete.

Di là correano i patrioti il vicino paese, e menavan prede di bestiame e, di uo- mini. Chi si afiEacciasse sotto a quelle rócche, colla spinta di pielroni e scheggio di rupe, diroccantisi per quelle balze a gran distanza, veniva oppresso. Divisero i due baroni le loro forze in due schiere, e colTuna si tennero appiè della montagna, l'altra spedirono, capitanata dal sire di Pontverre, per aspri ed occulti sentieri a risalir la montagna, per fin che potessero pigliar a ridosso la fortezza d'Ardon.

Usci la maggior parte della guarni-. Mentre ferve la mischia, r altra schiera si spinge air insù quietamente, impunemente; i patrioti, oppressi da due parti, son posti al taglio. I rimasti nella fortezza s'argomentano in vano di difenderla. Le balestre, gli archi, forse qualche artiglieria grandinarono la morte. Essa fu trattata e conchiusa addi?

Vedi la mia lettera: Delle artiglierie dal al Le cronache di Savoia descrivono il fatto, ma non ricordano armi da fuoco. Vedi conto degli eredi di Pietro Gerbais , 9. II capitolo rendesse incontanente al vescovo il castello di Turbillon e la casa forte della Maggioria, ristorando delle spese sostenute per custodirle Giovanni Portier, il quale avrebbe facoltà d' uscirne senza offesa, e di portar seco liberamente le cose sue, lasciandovi peraltro le artiglierie e le suppellettili che vi avea trovate quando era stato deputato castellano.

Per ammenda degli altri guasti fatti a Hermence, Nende, Contheys e Saillon, pagassero i patrioti una somma da arbi- trarsi tra i 30 mila ed i 50 mila fiorini fu poi arbitrata in 45 mila , un terzo della quale fosse a carico dei Comuni infe- riori. E se gli abitanti di Leuck e gli altri Alemanni ricusas- sero di pagar la loro quota, i Comuni inferiori col capitolo e col vescovo pigliassero 1q armi per obbligarli.

Eseguiti i patti di tal pace, si dovea far lega perpetua tra il vescovo e i patrioti del Vallese ed il conte di Savoia. In quel documento e narrata per minuto la ri- bellione dei patrioti e l' impresa del Conte. Vero h che nel conto della casa del principe d' Àcaia di Filippo Simeoni , si legge una partita di caricamento die xi septembris m ccc Ixxxiv apud Thonon domino illiic existente in reuersii ca- ptionis ciuilatis Seditnensis.

Ma non rimaneano con questa pace saldate tutte le partite. Domandava il Conte al vescovo mila Oorini d'oro vecchi per le spese della guerra ; il terzo della qual somma donava air amicizia ed al parentado che lo stringeva ad Odoardo di Savoia. Per gli altri centomila, non avendo questi modo di pagarlo né di sicurarlo, era costretto a dismettergli in depo- sito la città di Sion, i castelli di Turbilion, della Maggioria, di Soie, di Montorge, Leuck, Naters, Viège, Conche; in breve, tutte le terre che dipendevano dalla chiesa di Sion, che doveano essere dal Conte ritenute fino ad integrai pagamento della somma di fiorini centomila, e delle spese di guardia.

Si conchiuse quest'ac- cordo il t d'ottobre del a Ripaglia. Ma chi ebbe a piangere amaramente per que' turbini di guerra fu Pier di Dorches: Pare che, per assottigliar le spese di guardia, non le tenesse cosi ben provvedute d' uomini e di munizioni come gliene correva T obbligo.

Fatto è che nei primi impeti agevole fu ai patrioti d' occuparle. Il Dorches perdeva la testa, se cadeva nelle forze di Savoia. Frattanto i comuni superiori o non vollero approvar la pace conchiusa con Savoia, o non si curarono d'eseguirne le eondiziom. Aggravava le cause di divisione lo scisma, aderendo r alto Vallese a Roma, il basso ad Avignone, e prestando obbe- dienza a vescovi diversi.

Umberto di Billens occupava nel 1 la cattedra Sedunense, e non potea riscuotere obbedienza dal- l' alto Vallese. Rodolfo conte di Gruyère, zio d'Umberto, era anche balio delle terre vescovili, ed occupava i castelli di Soie, di Montorge, di Turbillon e della Maggioria a nome di Savoia. Infestato da parziali assalti de' patrioti, raccolse'un nerbo di genti , e si spinse fino a Viège coli' intento d' occupar le valli superiori.

Ma appena erasi acquartierato, vide pel buio della notte sorgere le fiamme sinistre de' suoi alloggiamenti incen- diati, e assalito da ogni parte, fu con grande uccisione messo in fuga ; ned egli stesso si sarebbe salvato, se quattrocento uomini della valle di Gessenay Gruyère , difendendo il ponte, non gli avessero assicurata la fuga. Il vescovo Umberto e il conte di Gruyère impauriti, sol- lecitarono allora con grande istanza l' aiuto del conte Rosso.

Là giunsero i deputati di Sion e di Sierra, e inginocchiatisi dinanzi al Principe, rinnovarono la promessa d'eseguir la pace e di costringervi i Comuni superiori. Giunservi poco stante in abito dimesso ed in atteggiamenlo supplichevole gli abitanti di Louéche Leuck a chieder grazia e perdono, e l'ottennero. I patrioti erano mantenuti nella loro durezza dai signori di Ra- rogne, una delle stirpi più antiche e potenti del Vallese, alla quale più tardi rendeva quel popolo ben trista mercede.

Amedeo VII gli die l' assalto, e lo prese facendo un gran numero di prigioni, tra i quali Aimone Ab-Vilere, mag- giore di Conches, e già capitano generale de' patrioti. Dopo quelle d' Aimone e d' Amedeo YI da noi già ac- cennate, un'altra ne avea concbiu. La medesima obbligazione, e fra gli stessi termini, aveano assunta Berna e Friborgo in favor di Savoia. Gli aiuti doveano esser i maggiori di che la parte richiesta potesse a quel tempo disporre.

È, penso, il caso di dire: Iliacos intra muros peccatur et extra. Il conte Rosso, confermando poi per lettere patenti del 10 luglio di queir anno siffatta confederazione, estese spontaneamente l'obbligo degli aiuti per lui stipulati alle tre diocesi, nelle quali doveva egli stesso ricevere il sopcorso dei Bernesi.

Queste confederazioni tra Comuni e Co- muni, tra popoli e popoli, eransi sperimentate in Elvezia effica- cissime durante il corso del secolo di cui parliamo ; assai più efficaci delle immediate protezioni degli imperatori, di cui trop- po scemata era la riverenza, poiché si erano fatti svergognata- mente mercatanti di pergamene e di bolli ; assai più efficaci delle alleanze de' principi, il cui soccorso dipendeva dal lento ed incerto assembramento delle milizie feudali , e che altronde battevansi a malincuore per interessi che o non comprendeano od abborrivano.

Invece i desiderii, le ambizioni, gli interessi erano i medesimi da Comune a Comune, da popolo a popolo. L' associarsi di molti in uno era il mezzo di comporsi in nazione e di grandeggiare.

Ma mentre il Conte facea nel campo francese nuova fede di sua prodezza e di sua liberalità, il marchese, raccolte di fitto verno le sue genti, ripigliava Villanovetta. Era voce che i Saluzzesi avessero una segreta pratica in Racconigi ; onde, addi 24 di detto mese, v'accorse il principe d'Acaia colla principal baro- nia del Canavese. Ma altro erk dar la sentenza, altro farla eseguire. Opponeva il Conte la prescrizione, e il non aver causa dai conti di Ginevra.

L' altra stirpe non era venuta di fuori, ma originaria del marchesato d' Ivrea ; e si rannodava, non senza probabilità , alla discendenza del re Arduino, penul- timo italiano che abbia portato la corona d' Italia, poiché l'ulti- mo fu Napoleone. Gli altri Valperga possedeano, oltre al castello di Valperga, la ricca e popolosa terra di Cuorgnè, il castello e la terra di Pont, Salassa, Rivarossa, Rivarolo, Ri- vara co' suoi due castelli Barbania e SiUeschio. Un lato dei Valperga, potente poco meno dei Ma- ' Vedi il voi.

Stavano co' San Martini guelfi i Taglianti, capi di parte guelfa in Ivrea, i guelfi di vai d'Aosta, il principe d'Acaia co' guelfi di Piemonte , e i Gonzaga signori di Mantova , uno dei quali, Guido, avea condotta in moglie la figliuola del signor di Strambino ; senza parlare del vescovo d' Ivrea, che era degli Avogadro di Vercelli, famiglia guelfissima e potente. Lungo troppo sarebbe dire le ruberie, i guasti, le arsioni, gli omicidii, le crudeltà, i tradimenti chei San Martini misero in opera contro ai Valperga, i Valperga contro ai San Martini, e nelle attigue e mescolale loro giuris- dizioni , talvolta in una terra medesima, il castello contrappo- sto al castello, la torre alla torre, il trabocco ed il mangano al mangctno ed al trabocco.

Questi, bello della persona, di graride accor- gimento e di gran cuore, si pose in animo di racquistare le terre che in non piccini numero Teodoro suo padre aveva im- pegnate perdute nel Canavese ed altrove. Si concbiuse l'accordo in Rivoli addi 47 di giugao di queir anno medesimo. La som- ma de' patti fu, che Savoia aiuterebbe il Monferrino a ricupe- rar le terre perdute nella presente guerra centra Galeazzo Vis- conti ; non farebbe pace né tregua se non di comune consenso; il paese cbe s' acquisterebbe dovea dividersi per metà, se nel territorio d'Asti; due terzi dovean rimanere a Savoia, un solo, terzo a Monferrato, se fuori.

Racquistandosi la contea diBian- drate, si dovea rendere ai signori di San Giorgio, che la ter- rebbero in feudo per un terzo dal marchese , per due terzi dal conte; Savoia terrebbe dugento lance a posta del marchese di Monferrato. Il difetto di danaro, il bisogno d'assoldar genti per la difesa d' Asti assediata dal Visconti obbligarono il Monferrino a venderla. Lagnavasi il primo, che il Conte non avesse perennemente mantenuto a disposizione del Mon- ferrato le dugento lance promesse, e che dai dugentomila fio- rini non volesse dedurre il prezzo della terra di Poirino: Giorgio , Cronica del Monferrato , Digitized by VjOOQ le.

Lagnavasi poi alla sua volta d' essere stato spogliato del dominio di Chivasso. Intanto, peraltro, V utile e il dispendio di quelle terre fosse suo.

Anzi il principe monferrino avea condotta in moglie la sorella del conte di Vir- tù. Qual fede potesse aversi nelV imparzialità di mediatori po- sti in condizioni si pericolose, io non posso imaginarlo. So bene che Secondotto, dopo d'essersi recato a Pavia affin di sentire r arbi tramento, improvvisamente se ne parli per avvisi datigli che Gian Galeazzo volesse farlo pigliare.

Ma l'esser capace di un'infa- mia non è prova d'averla commessa, massimamente quando autori contemporanei ne assegnano diversa cagione. Non v'è menzione d'una terra chiamata Monmar, di cui m'è ignota l'esistenza, ne di Mercenasco. Ne vi è un comune chiamato Castiglione di Candia , ma Casti- glione e Candia son due terre diverse.

Negli ultimi giprni d' aprile bandironsi giostre a Carignano, e si fecero belle prove in giochi guerrieri. Vano dunque era stato il compromesso fatto sin dal giorno 7 dello stesso niese in Domenico di Montiglio, Bartolomeo di Chignin ed Antonio Ram- bagdi. Vano riusci pur quello fatto ip Piacenza il 29 di novem- bre del in Ibleto di Challant e parecchi altri arbitri; vano quello fatto il 13 del successivo dicembre in persona del conte di Virtù ; vano quello fatio il?.

E frattanto da due anni il Canavese era a fuoco e san- gue. In breve le parole di pochi diven- nero tèma alle conversazioni di molti: I guasti, le rapine, gF incendi, gli omicidii e le crudeltà che quel fiotto popolare scatenato commise contro ai heni ed alle persone degli antichi signori, sono più facili ad imaginar che a dire. La plebe concitata è sempre feroce: In età barbara ed ignorante dovea essere ferocissima. Vedi ne' protocolli del notaio, Antonio Magnin l'atto del 31 maggio Solo sappiamo che combattè per Savoia una compa- gna di cavalli brettoni comandati da Gioffredo Semerie.

Bonnivardi detto Esciavo venne a pigliarli in settembre del i , e li ricondusse fino a Yenna , usando ogni diligenza perchè non facesser danno ai popoli nel cammino. Che tali aiuti non erano mai senza pericolo. Molti altri e tutti quasi i Co- muni dovettero accordarsi in determinate quantità di fiorini, che gli esattori penarono poi molto a riscuotere, roassimamenbe nella valle Soana e nella valle di Pont, dove gli spiriti erano tutt' altro che tranquillati.

Un Canturini di Sparone, in ducati U. Intanto, nuovo compromesso erasi fatto da Teodoro di Mon- ferrato ed Amedeo di Savoia in Gian Galeazzo Visconti , dive- nuto un'altra volta, né so per qua! Ludovico II detto il Buono era fuor d'ogni dubbio il miglior principe e il più cavalleresco che tenesse dominio in Francia ; e in Inghilterra, dov' era stato prigioniero col re Giovanni, e nelle guerre spstenule dopo il suo ritorno in patria, erasi distinto non meno per lealtà, prudenza e valore, che per adornezza di costume.

Continuarono le offese in giu- gno ; e ai 7 dicembre condussero innanzi a Barbania bombarde ed altri ingegni, coi quali distrussero molte case e ferirono molta gente. Talvolta ancora chi recavasi a Torino, onde richiamarsi dei danni patiti, doveva guardarsi bene alla persona per non cadere in qualche agguato e perire, od esser tratto prigione. Tal fu la sostanza degli articoli di quella sentenza. I popolani d' ogni terra, d' ogni villata si ristrinsero in lega con forti vincoli di giuramento, affin di scuotere il giogo de' signo- ri: Le loro tristi imprese già vennero da noi rammentate.

Castelli distrutti, feu- datari posti al tormento ed uccisi , donne violate, tale é la giu- stizia o piuttosto r ingiustizia del popolo, con cui contamina talvolta anche le cause più legittime e più fondate.

Abbiam già ricordato la convenzione del 9 luglio i , or- dinata da Ibleto di Challant tra la valle di Brezzo ed i San Martini, e riferito come e perché non fosse molto osservata. Sul finir d'aprile uscirono dal carcere, ma con parola di non partirsi dalla terra di Rivoli, a pena di cento mar- chi d'oro, e di esser chiariti e puniti come falsi e traditori.

Circa alla questione delle suc- cessioni, deputarono due arbitri che esaminassero e definissero. Il fodro si pagasse secondo l'antica consuetudine. Le ta- glie volontarie non s'imponessero, salvo in questi casi: Circa alle roide, se pattuite per atto pubblico, si prestas- sero secondo l'atto; se vi fosse consuetudine non impugnata , avesse ad osservarsi la consuetudine.

Negli altri casi si prestas- sero sei roide, al più, airanno o con buoi o colla mano. In caso di guerra, ovvero all'appressarsi delle compagnie di ventura, i fedeli fossero tenuti alla guardia del castello de' loro signori: Similmente fos- sero tenuti in tempo di guerra a lavorare attorno alle fortifi- cazioni. Circa alle doti e ai debiti, il signore che raccogliesse la successione d' un suo fedele fosse tenuto a pagar le doti alta moglie del morto e gli altri debiti.

Gii uomini che erano soliti a far i fossi de'moUni dei loro signori, continuassero a farli. A Front, Barbania , Favrie, Castellamonte , Baldissero, Bayro, Torre, San Martino, Romano e Strambino, alla ragione di quaranta soldi pel fiorino vecchio e quarantadue pel duca- to; salvo che per istromenti stipulati da 40 anni in qua, i detti popolani mostrassero doversi seguire una minore stima. Gli uomini di Romano non s'intendessero inclusi nelle dis- posizioni di questa sentenza.

I sudditi dei detti conti e nobili di Castellamonte, Front, Barbania, Strambino, pei danni dati ai loro signori e pei mis- fatti commessi, non potessero essere ricercati, ma rimanessero a disposizione del conte di Savoia, il quale pei misfatti prov ve- derebbe onde fossero puniti; pei danni dati in occasione del turpe tuchinagio arbitrerebbe in termine d'anni due.

Ne' tempi medesimi che scoppiava la tuchineria nel Cana- vese e nel Vercellese, un'altra lega ordivasi, un altro moto pro- rompeva nella Tarantasia contro ai nobili ed ai Lombardi.

I congiurati chiamavansi similmente tuchini, nome generico di tutte queste sollevazioni popolari. Quali effetti abbia prodotta non è chiaro, né potrei afiermare che a questa congiura si debba la spaventosa tragedia accaduta sul finire del nel castello di San Giacomo, dove l'arcivescovo Rodolfo di Chissé fu truci- dato con tutti i suoi familiari.

Questo era, credo, un fatto ante- riore alla tuchineria, ma fu pessimo indizio, in ogni caso, della disposizione degli animi. Ma forse ebbero -più paura che danno, e salvar. Pare che fosse agevo'menie represso il moto tarantasiano, in cui si segnalarono un Guglielmo de Canal ed un Pietro Pi- losi.

Conto d' Amblardo Gerhais , tesoriere generale. Conio del tesoriere generale. Al di là dal Varo erano i Salii, popolo numeroso e di nome illustre. Quando Cesare e Pompeo vennero a contesa a fin di conoscere a qual di loro era serbato il tristQ onore di cominciar la seria dei ti- ranni, Marsiglia, pompeiana,, fu assediata da Cesare, e dovette rendere.

Non cosi Augiisib che le ridusse a pro- vincia. Senza parlar di San Barnaba apostolo, splende la memoria de' santi Nazario e Celso, il quale ultimo era cittadino di Ci- mella, nel primo secolo; di Saff Poétio, di San Dalmazzo'e df San Basso, che si vuole da alcuni primo vescovo di Nizza, nel terzo. La pre- sente contea di Nizza ne formava due, il Tiniensè ed il Cepie- nelense; per lo che è da credere che Cimella fosse risorta dalla gemina sua mina.

Da Odila figliuola di M airone discesero per via di donne i Rostagni, vecchi baroni di Boglio, che conservarono nella pro- vincia nizzarda tanto potere, e i principi d'Orange della prima stirpe. Credonsi derivati dal famoso Aleramo: Intanto aveano i Nizzardi, come abbiam veduto fin dai tempi della prima crociata, cominciato a reggersi popolarmente colla forma comunale, che ne fu a quel tempo la solita legale manifestazione.

Il resto era posseduto dai conti di Tolosa, dai signori d'Orango, dalla casa del Balzo, dai conti di Forcalchieri. Nel mori Giberto lasciando due femmine sole; una Dulcia, maritata a Raimondo Berengario, conte di Barcellona; r altra Stefania, a Raimondo, signor del Balzo. Fatto è che né V armi dei Inarehese di Provenza, né le ammonizioni e te censure del papa bastarono a far riiBntrare quel popolo neir antica sogge- zione.

Ucciso questo principe a tradimento nel giorno di Pasqua del 4 4 84 , gli succedette Sancio suo fratello minore ; il quale nondimeno dovette poi contentarsi del contado di Rossiglione, perché il re Idelfonso suo' fratello, che non.

Peraltro quel principe, consigliato dal suo fido ministro. Per tal guisa si estinse y ultimo ma- schio del sangue catalano-aragonese. Soggiungeremo solamente, che a Nizza si costrussero in gran parte le galere che portarono ad Ostia re Carlo e le sue genti.

Al suo tempo i Nizzardi vennero tra loro a contesa. A Nizza gli abitanti della villa supe- riore voleano obbligare quei della villa inferiore a far mercato, non nel sito di maggior concorso, ma avanti alle case patrizie sul monte. Gravi discordie erano scoppiate per tali questioni ; ma alla voce del principe le due parti vennero ad un accordo nel Giovanna, figlinola primogenita di Carlo, suc- cedette air avo in gennaio del 4 Avea questo fanciullo dieci anni appena, e chiamavasi Ladislao, e dai Provenzali più frequen- temente Lancillotto.

Acquisti di Giosier,San Paolo e Barcellona. La Provenza era dunque divisa in due partili, pretesa da due stirpi di principi, rappresentate ciascuna da una vedova ed on fanciullo. Seguitarono gli abi- tanti di San Paolo nella stessa valle. Che gli abitanti farebbero esercito pei principi, ma solar- mente nella valle dei Monti ; e dovrebbe servire ogni maschio dai 45 ai 60 anni, o sostituire alcuno in suo luogo. Che gli uomini di San Paolo potrebbero fare statuti ed imporre pene.

Che sarebbero franchi dai laudemii e dalle terze vendite. Che non potrebbero chiamarsi in giudicio fuori del luogo natio, ma colà dovrebbero esser chiamati e giudicati. Che sarebbero esenti da ogni gabella per tutto lo stato dei principi. Che potrebbero nella terra e nella valle dei Monti portar il coltello giorno e notte. Che circa ai consoli si provvedesse come si farebbe per Barcellona.

Gioffredo scrive che rimaneva in dubbio in- torno a questo fatto. La villa dovea esser libera e frasca, governarsi per quat- tro consoli, che insieme col balio o vicario del Conte decides- sero le cause. Del rimanente, i tributi, il serviiio militare, gli altri servigi erano definiti, limitati conforme agli usi delle altre terre franche, delle quali si son recati altrove parecchi esempi.

Onde nel ne fu poi lunga contesa in giudicio, dicendo r arcivescovo che tutto il paese apparteneva all' impe- ratore, di coi egli era il primo vassallo, il conte di Provenza il secondo, il duca di Savoia il terzo. Ancora furonvi contrasti per Jausier e per altri luoghi vicini. Principali autori ed anima di questi consigli erano due fratelli baroni di Boglio, Giovanni siniscalco del re, e Ludovi- co. La vecchia stirpe, la stirpe primitiva scendeva dagli antichi conti di Nizza, e chia- mavàsi.

E abbreviando gii enoomii che verbalmente e nota- riescamente si fecero del suo governo, la somma fu: Lo stesso giorno, con separato trattato, promise Ludovico Grimaldi di procurare al conte di Savoia dal re lancellotto e da!

Contado di Nizsa , mazso III. Tutte le dedizioni che si fecero dai al 4 alla casa di Savoia di terre prima soggette al dominio dei reali di Na- poli, in Provenza e in Piemonte, furono fatte di consentimento della regina Margarita tutrioe del re Ladislao, e col patto che se esso re potesse in termine di tre anni ricuperar la Proven- za, la dedizione si considerasse come non avvenuta.

E questa donazione, che è la sola perfetta in tal materia, perché vi in- tervenne il consenso del popolo, era tanto meno impugnabile, perchè lo stato di Provenza era considerato come feudo dispo- nibile ; come lo prova la vendita fatta dalla regina Giovanna al papa della contea d'Avignone nel Ai cittadini ed abitanti fedeli al re Ladislao procaccerebbe la restituzione dei feudi e beni di cui fossero stati spogliati ; ai ribelli niegherebbe in perpetuo il ritorno in patria e la re- stituzione dei beni confiscati.

Sarebbero casse tutte le inquisi- zioni fatte in Nizza sino a quel tempo,' e gli atti ne verrebbero abbruciati. Ma le reazioni popolari si somiglian tutte. Se inganno v' ha, è leggiadro inganno, è propriamente il dolo buono de' giure- consulti, perché ingannano le malvage passioni: Più breve e più comoda era quella di Tenda. Ma Tenda, Limone e Vernante obbedivano ai conti di Tenda, e i loro sudditi,, feroci, dice uno scrittore di que' tempi, al par de' cinghiali, spesso assaltavano i viandanti.

Onore certo grande ed invidiabi- le, ma che, come tutti i grandi onori, impone grandi obblighi di virtù, di generosità, d' operosità, di forte volere e di gagliardo eseguire, senza misere invidie, senza gare di maggioranza, senza scandali di mal vicinato: In tutte queste dedizioni é ac- cennata in Amedeo VII la qualità di Vicario imperiale, che legittimava agli occhi dei popoli la novella signoria,siccome eser- I S' accordarono per altro i principi di Savoia con qne' baroni.

I sudditi dei due Stati ripigliassero quietamente i loro traffichi; e insorgendo contese, le definissero i conservatori della tregua, e in difetto, il papa. Fu risposto s' abbassasse secondo lo stile della moneta reginale antica ad arbitrio del siniscalco e dei sindaci. Due anni dopo chiedevano, e veniva loro consentito, s' abolisse, il nome di siniscalco, perchè la patria povera non poteva sopportare il peso e la grandezza di quel nome, a cui?

K0, trovandosi nel mese di giugno a Nizza, die abilità ad ogni cittadino di costrurre nella darsena navi, galee ed altri legni. In agosto dell' ottantanove drizzavanzi tra- bocchi ed altri ingegni contro al castello di Baldissero. In set- tembre il principe accorreva in tutta fretta a Racconigi, per tagliar l' effetto delle intelligenze die i nemici aveano appiccate con alcuni uomini di quella terra.

Ma pare che procedesse prosperamente, poiché vediamo aggiungersi andie dal lato settentrionale delle alpi marittime nuovi vassalli alla corona di Savoia. V hanno azioni che una mercede d' oro o d' argento contamina, e che l' onore copre di sua luce perenne.

Questi patti furono dai due principi ratificati. Tuttavia, tanta era allora o T instabilità degli umori politici o la cupidità di vendere al miglior offerente la propria alleanza, che neir anno medesimo, non so se prima o dopo la confederazione col, Vis- conti, Antonio della Torre cavaliere trattava a nome del conte yGoogk CAPO QUINTO. Non bene i Giofircdo ha regmun. Malattia e fine infelice del conte Rosso , che maore avrelenato. Sospetti 8Q capi eccelsi. Era costui nato in Boemia, e si diceva figliuolo del sire di Gran- villa nella diocesi di Praga.

Tornando dall' impresa d' Africa, fu consigliato da un maestro Lorenzo. Era quel principe alquanto smorto in viso, ed aveva il capo poco for- nito di capelli, il qual difetto nella sua giovine età pare che sopportasse con impazienza. Questa principessa par che si lagnasse col medico del poco amor del marito, e che il medico, già troppo omai sicuro, ardisse di tenerne discorso col principe.

Cosi combattevano in quel cuore la cupidità del comando e la tenerezza di madre. Infine gli pose un empiastro caldissimo di mèle e d'assa fetida , di polvere di betonica e. Era olio di lauro con elleboro , ;pepe, senapa, euforbie e mezz' oncia di verderaime. Fu dunque somma, a di molti, la malvagità o V ignoranza. Né valae centra questi nemici la guardia d'arcieri, che il conte Rosso fu il primo ad avere attorno alla sua persona. Comunque sia di questo lagri- mevolisumo caso, la sera del sabbato 24 d'ottobre il Conte tor- nando dalla caccia, avea le mascelle l'una incontro l'altra in- chiodate, sicché non poteva aprir la bocca ; la lingua gonfia e piena di vescichette, ed il collo indoleniito.

Ego dubito nraltum quod adpromia- sionem ipsoram ipse non fàciet inihi malnm. Or voi guardate ben che non fugga, perchè so che i ca- valli son già insellati e che vuol andar via.

Allora quello sciagurato, senza risponder altro, preso un libro, si pose a leggere. Il Granvilla scelse quest' ultimo partito: L'inquisizione foce palesi le cpse di sopra nMrafte.

Goffl si scrfve qualdhe volta la storia I Sembra cbe più d'una voHa sia stato esaminato il Gran- villa: Tuttavia è confes- sione molto notabile, e conviene riferirne la sostanza. Sog- giunse cbe Ottone di Grandson era consapevole di questo ne- fando disegno, e che Madama la grande gli avea domandato ancora qualche medicina, polvere od altra cosa, per cui potesse vendicarsi de' suoi nemici; il che egli fece.

Infine disse che anche Pietro di Lompnes fu consenziente alla morte del conto Rosso, e che de' segreti di Madama la grande ne sapea più che uomo del mondo. Lungi da me il pensiero d' attribuir molto peso ad un de- posto estorto co' tormenti e ritrattato in sulle porto dell' eterni- tà ; ma perché la tortura fosse un mezzo irrazionale ed infame di cercar il vero, non ne segue che tutte le confessioni fatto in séguito al tormento sieno false.

Il pessimo de' malfattori, strozzato segreta- mente in séguito ad occulto giudicio, sarà sempre un uomo as- sassinato. I sospetti facilissimi a rampollare in séguito ad un fatto cosi odioso, in un paese tanto diviso, non risparmiavano né Ottone di Grandson, a cui costarono più tardi la vita, né Oddone di Yillars, né Savino di Fiorano, vescovo d' Ivrea, sui quali ultimi peraltro non osarono d' arrestarsi.

E dico forza disorganizzatrice, ancorché qualche volta sembri mano medica , mano pietosa, mano organizzatrice. Perché sempre in realtà disorganizza pel solo fatto, che essendo forza straniera, toglie alia nazione il sentimento delle proprie forze, le mostra impotenti a far il bene, tende ad annientare quella generosa ed altiera confidenza che ogni popolo debbo avere di trovare in sé medesimo tutti gli elementi della sua pro- sperità, tutti i rimedi ai mali sopra wegnenti.

Già , per le rinunzie d' Umberto delfino, la Francia fronteggiava per lungo tratto a mezzogiorno e a ponente le provincie sabaude.

Era vicino potente, e, se- condo lo spirito delia nazione, prepotente. Ainedeo principe d' Apaia e Ludovico suo fratello, i signori di Villars e di Belgioco, il coplte di Gruyéres, Oddone di Villars, i signoi: Air incontro, Umbwto di Savoia ed i. Questi contesa ogni di più s'intristiva; odii, ire, ambizioni sollevavansi da ogni banda. Ma prima di queir epoca si era pensato ad un rimedio ben altramente efficace; il solo, anzi, che convenga nei paesi divisi, e quando é debole o contrastata la verga del comando.

A rappresentar quest' opinione eransi da quasi un secolo in Francia convocati gli Stati, da più secoli in Inghilterra e nella penisola iberica. Nelle difficili congiunture di cui parliamo, non so se di Francia venisse il pensiero di radunarli in Savoia, o se tra noi rampollasse.

Fatto é che, se non i tre Stati propriamente, due di essi, vale a dire i Nobili ed i Comuni de'paesi oltramontani, furono chiamati a Ciamberi in dieta generale per l'ottava di ' Crttichenon, Preuves, pag. Tuttavia, durante la dimora che fecero i Savoini in Borgogna, per intrigo del duca di Berry s' introdus- sero nel Consiglio di reggenza molti aderenti della figliuola di ' Item baille le xxi jour de fevrUr lem dessus a Grivet messa- gier tramis par devers les gentilxhomes et comiatites de Foucignie quii soient a la journee generale qne lon doit lenir a Chambery ii sol.

Allora per la prima volta la persona medesima del sovrano non fu tenuta sicura, e si guardava con gran gelo- sia, per tema che un partito se ne impadronisse per farsene uno stendardo, che é la sorte ordinaria de' principi fanciulli, ed an- che de' provetti quando hanno mente e cuor da fanciulli; o che un principe straniero lo recasse in sua podestà, e sotto ombra d' onorarlo e di proteggerlo, lui e lo stato ad un tempo signo- reggiasse. Intanto crescea nelle città e nelle terre V antico fla- gello del parteggiare.

Gresceano tra signori e signorotti le guerre private. A Ghieri i Tavani abbaruffavansi co'BaU biani I Challant signori di Mongiovelo faceano guerra ad Arrigo sire di Quart Tre ' li castello di QuATt co' fendi annessi furono poi occupati dal conte di Sa- voia, essendo morto Arrigo senza prole maschia.

Le 6gliuole furono allevate alla corte di Savoia presso la contessa Bona di Borbone , e da lei maritate nobilmente. Ma si Tisolvetlero in una buona pace con prudente consiglio dalle due parti promossa e desiderata. Eseguito il pagamento, renderebbonsi al vescovo di Sion i castelli di Turbillon, della Maggioria e di Montorge ; se non vi fosse yescovo, ai Comuni per conto del vescovo da farsi.

Infine, i banditi si ribandissero ; gli spogliati fossero resti- tuiti nei loro beni. Si dichiararono inclusi nella pace le comu- nità di Berna e di Friburgo, il vescovo di Sion, Guglielmo di Billens, il conte di Gruyères e il sire della Torre. Questi due trattati ventiero poi rinnovati e confermati il t luglio del Adocchiato dai servienti della giudicatura di Giamberi, fu preso e condotto in carcere. Ri- cercato che cosa fossero, rispose, per una certa millanteria propria della sua nazione, che era veleno, e si chiamava pie- tra di bue e pietra lapis.

Domandato a che fine recasse con sé quel veleno, disse che, a requisizione di certe persone, doveva avvelenare il papa, alcuni cardinali e certi principi.

Fu posto al tormento ed esaminato con rigore. Mandato poi a Borgo in Bressa,la stessa paura lo tenne forte nelle invenzioni già prima deposte.

A di 23 di novembre maestro Bernardo era condotto al patibolo. Come vi fu giunto, Giovanni Veneti castellano della terra, rivoltosi al popolo accorso al crudele spettacolo, disse ad alta voce: Altra più illustre vittima dovea cadere, sebbene per diverso modo, onde placare i mani del conte Rosso. Ma nel paese di Yaud, o in un castello poco lontano dal suo, e troppo a lui noto, vivea tal uomo, cui sommamente pre- meva eh' ei fosse o almeno che comparisse colpevole.

S Ultima confessione del Granviila. Ma di siffatte giustizie cominciava allora a non contentarsi la pubblica opinione. Ma Stavayé non se ne stava ozioso ; e trovava- seguaci e aderenti che si lagnavano della negata giustizia, e gridavano che il san- gue di Amedeo VII chiamava vendetta, e affermavano con grande asseverazione che il Grandson era colpevole: Il paese era sollevato e diviso, a tal ohe, per contrassegnarsi, i primi portavano la figura d' un rastrelletto sopra la spalla, i secondi un stringa al calzare.

Fu risoluto per minor male di permettere il duello, ed assegnato il 7 d' agosto del 4 Il campo era custodito da Pier Bouczani con una squadra di cavalli. Entrarono da opposte parti i due campioni.

Fatta riverenza alle dame, posero le lance in resta, e udito il segno, dier di sprone al cavallo. Ai baroni savoiardi incresceva la straordinaria potenza di quella famiglia, tanto superiore a quella-che loro si consentiva d'esercitare. Vassalli antichi di Savoia, non potean patire che que' nuovi vassalli fossero in maggiore stato. Diffatti, appena orasi risaputa la loro presura, Oddone di Viliars avea mandato a Nizza Francesco di Gompois ad assu- mere il governo.

Le doman- dava poi Gompois la consegna del castello di Turbia ed altre fortezze: Com- pois minacciava di carcerarle i figliuoli , ed ella era costretta di spedirli in luogo lontano e sicuro. Mosse la povera dama alte querele de' mali trattamenti patiti.

Venne, e tolse a lei il castello del Poggetto e la valle di Massoyns, che il conte Rosso avea donato ai Boglio; ed a Napoleone de' Grimaldi, suo fratello, il castello di Gattieres, rimanendo esso Napoleone gravemente ferito e prigioniero.

Anzi, Ludovico di Boglio, essendo andato in Savoia a. A queste crudeltà si pretesseva , è vero, dagli ufficiali di Savoia r accusa di certe pratiche tenute fellonescamente dai signori di Boglio coi nemici di Savoia. B V aver profittato della prigionia dei due fratelli per ispogliarli dei loro dominii, rende sempre più inverisimile siffatta imputazione. Fra le persone notabili che vi perirono fu Giacomo Cays, ucciso per man d' Agostino Prioris, onde sorse lunga discordia tra quelle due potenti famiglie.

Prometteano essi di non raccettare in Monaco alcun nemico di Savoia, e di rendere tutte le fortezze occupate; di far omaggio per tutto il paese che possedeano, e d'obbligare i loro sud- diti a fornirsi di sale alla gabella di Nizza. Da tanti mali fu travagliala la monarchia, dopo la morte del conte Rosso, finché il governo fu in mano di una donna e dei baroni che raggiravano; finché Amedeo Vili, che dovea levar tanto grido di sapienza civile , non usci di fanciullo.

Ma ornai nuove e più liete sorti si mostrano, e per oltre a un mez- zo secolo lo Stato compare forte, ordinato, glorioso, influente in Francia e in Italia più col senno che colle armi. Trechiere et tresamee sueur pour ce que je scay quii vous est tres grant plaisance et consolation doir souuent nouelles dn bon estat de monseigneur le Roy. Item quii feist tant que mon dit nepueu qui uoloit prandre son gouuernement.

Item quii destorbast a mon dit nepueu. Escript a Paris le xviii. Appena Amedeo Vili uscito di tutela cominciava a com- prendere che cosa fosse imperio, quando T estinzione della li- nea dei conti del Genovese e Io sfasciamento momentaneo dello stato di Milano per la morte di Gian Galeazzo Visconti gli por- sero occasione di allargare notevolmente i suoi dominii. Abbiam chiamali i regoli di quella provincia conti del Ge- novese piuttosto guardando alla realtà delle cose, che all'uso di quo' tempi; perchè conti di Ginevra si trovano il più delle volte nel volgar idioma denominati; e come Vepiscopus gebennensis si traducea per vescovo di Ginevra, cosi il comes gebenmnsis per conte di Ginevra si volgarizzava.

Non poter il conte di Ginevra metter la mano sa chicchessia. E cosi il mercato, e la giustizia del mercato, ed il pedaggio, e i pascoli. E il conte ne' pascoli di Ginevra non aver facoltà di levar cavallate.

La moneta starsi in mano del solo vescovo; né centra i falsi monetieri poter il conte procedere, se non di commissione del vescovo. La persona e r aver de' ladroni appartenere al vescovo ; ma volendo farne giustizia, si consegnano in mano del conte. Quindi s'attinge che il conte non era in Ginevra che uffiziale di giustizia del vesco- vo, rappresentando il braccio secolare per l'esecuzione delle sentenze criminali.

Né si dee tacere che non poteva neanche avere stanza ferma in città senza il consentimento del vescovo, essendosi soggiunto nell'accordo già citato del Nondimeno i vescovi mantennero assai bene la loro pre- rogativa sovrana: Frattanto, nei primi mesi dell' anno venne a morte il vescovo Roberto: Forse eran genti del conte del Geno- vese o del deIBno.

Parvero ad Amedeo V nemici capitali della Chiesa ; ed egli, da buon vassallo del vescovo, die l'assalto al castello e lo prese; ed appena avutolo, ne accrebbe le fortifica- zioni ; e perchè non era obbligato a far la guerra in favor del vescovo a proprie spese, noi volle restituire prima d' esserne ristorato ; e il dispendio valutato era grandissimo.

Il nuovo elet- to, Guglielmo di Conflans,sul finire di quell'anno già ridoman- dava il castello e le altre ragioni occupate, usando ammonizioni e censure. L'arsenale delle censure fu aperto. Suole allora il po- polo oppresso od indifeso chiamarsi un altro signore o più giusto più forte. Cosi fini quella fortezza. Questi eser- citava nella città una preponderanza di fatto, che in certi casi diventava molto somigliante ad una sovranità, ed era tanto più pregiudicievole alla sovranità del vescovo, già assottigliata dalle ' Gomp.

Martini usque ad diem martis ante purificationem b. Conti del visdonnato di Ginevra. Conto d'Amblardo Gerbais tesor. V'hanno oppressioni stupefacienti che affogano i popoli in una specie di ben essere materiale, a patto che le più elevate Ricolta dell' anima impaludino e si cor- rompano.

La città era divisa in due parti: V una gridava Savota, V altra Genevese, Nissuna il vescovo. Quattro anni dopo alcuni cittadini avendo ucciso Guglielmo Provinci al, uomo del conte di Gine- vra, questi venne a tagliar le vigne di San Vittore.

Ecco dun- que il Comune considerato come obbligato pe' fatti di un citta- dino. L' anno seguente un Guglielmo Blanc di Lucinge avendo ucciso un tale Moennois, i cittadini condotti da Odoardo di Savoia arsero il castello e la terra di Lucinge. Nel il sire di Belgioco era chiamato consiloyen de Genève; dunque già esercitava il Gómune il diritto di conferire la borghesia, di for- tificarsi con aggregawoni di forestieri alla propria cittadinanza.

Ma già nel secolo XIV v'era inoltre un Consiglio ordinario di dodici o più consiglieri. I sindaci erano giudici delle cause criminali de' cittadini: La guardia della città colla piena giurisdizione era devoluta ai cittadini, e per essi ai sindaci dal tramontare al rinascer del sole: Questo e il codice delle antiche libertà ginevrine. S Nel conto del castello di Ginevra del A parla della spesa di macchine da guerra fabbricate per guernirlo, e ricordando la sonuna data s'aggiugne: Conto d' Aimone di Sestenay.

Tal domanda superava le facoltà ordinarie del vescovo, non che dell'amministratore: Tuttavia, per un riguardo al nome di Savoia, pose la domanda in consulta nel Capitolo e nel Consiglio generale della città. Rappresentava il Duca non avere il vescovo alcun territorio fuori della città; essere la medesima intorniata da castella e da feudi, i cui signori concedeano ri- covero e protezione a chi misfacesse dentro le mura di Gine- vra, sicché la giustizia non vi potea regnare.

Amedeo III, conte di Ginevra, morendo nel 4 lasciava da Matilde o Hahaut di Bologna una numerosa posterità di cin- que maschi e di cinque femmine. Pure era scritto che lo Stato uscirebbe in breve dalla sua famiglia, il cui nome si spegne- rebbe, non rimanendo a serbarne alcuna traccia che un ramo d' origine spuria.

Quest'ultimo mancava in marzo del Rimaneva Roberto, antipapa agli occhi della verace Chiesa, ob- bedito allora come papa da una parte della Cristianità col nome di Clemente VII. SoUevaronsi allora molte contese per la successione dei dominii paterni. Mag- gior dritto credea di avere il vescovo di Ginevra, Guglielmo di Lornay, allegando che i feudi già tenuti dal conte di Ginevra eransi a lui devoluti per caducità derivante da difetto d'omag- gio e d' investitura nei due ultimi conti.

Ma primeggiavano le pretensioni del conte di Savoia, sia perchè il conte di Gine- ' Spon,volU. Ebaio era figlinolo del conte Umberto di Ginevra e d'Agnese di Savoia. Miribelli, die xix mens. Obbedirono , e presentate le chiavi, le riebbero tosto; se non che, invece di governare a nome d' Umberto di Yillaps, govwnarono a nome d' Amedeo Vili. Questi tre ultimi feudi erano appunto quelli soggetti alla sovranità di Borgogna; ma in settembre delliU Amedeo Vili ottenne dal duca la cessione d'ogni suo dritto su quelle terre e sulla guardia di Nantua a conto della dote di Maria di Borgogna sua moglie.

Guasconis , dove si vede che per la baronia di Villars ebbe Amedeo Vili nel lunghe quistioni col sire di Roche , disceso per femoiine dagli antichi baroni. Abbiam veduto a suo luogo come Filippo di Savoia prin- cipe d'Acaia, quando invece delia contea di Savoia che ambi- va, ed alla quale avrebbe avuto ragione, se la legge di rappre- sentazione air infinito fosse stata in verde osservanza, dovette contentarsi del Piemonte, i suoi portamenti in questo paese fu- rono sempre più da sovrano che da vassallo, sebbene un giu- ramento ed un omaggio da lui prestato gli facessero riconoscere la superiorità del conte di Savoia.

Ma impedito da continue guerre, non avea potuto mandar ad esecuzione il suo disegno. Bona scrisse calde lettere ai maggiori principi della Cristianità contro alla vendita fatta dalla regina di cosa non sua. È chiamato cavaliere costantinopolitano , e conte di Gefalonia nel principato d' Acaia. Dopo molte ripulse, molte difficoltà, molti indugi, dopo varie confelrenze tenute a Torino ed a Venezia dagli ambasciadori delle due parti, s'accordarono in quest'ultima città il 5 di giugno del Amedeo d'Acaia era uom bellicoso come tutti i principi di Savoia.

Abbiam già narrato come partecipasse alla guerra del centra Saluzzo; e fu di nuovo centra Saluzzo che mosse le armi nel , perchè il marchese Federigo II, fon- dandosi sulla sentenza del Parlamento di Parigi, negava l'omag- gio. Amedeo ri- spose, che assai ne aveva ed altre ne aspettava, ma le raffre- nerebbe che non facesser danno. Con tutto questo, non v' era aperta rottura tra Monferrato ed Acaia, verosimilmente perchè era cosa allora tanto difficile mantener disciptina nelle truppe de' mercenari assoldati, che facilmente il principe potea scusarsi e negare d'avervi dato consentimento.

Il che egli volentieri gli avea con- sentito. Onde arrovellati alzaron la cresta alcuni signorotti, e dichiararono la guerra al principe; e fra gli altri Pietro, conte Radicati di Gocconato gennaio GomiDciate erano le offese prima della afida.

Ma il principe stesso ben altro volgeva in mente cbe questi lievi acquisti. AiAelaide tenne quel paese quasi trent'. Nel paese di cui parliamo fio- riva nel un Anselmo signore de' castelli di Bredulo, Mo- rozzo, Chiusa, Roccaforte, Magliano, Gragnasco e d'altri molti; ed alla stessa agnazione pare che appartenessero i signori di Vico, Garassone, Monbasilio, Montaldo e Roburent.

Ma oltre a questi signorotti, avea messo piede nel contado di Bredulo la stirpe d'Aleramo, la quale, valicato il Tanaro, andava inoltrandosi inver ponente. I conquistatori dei tempi di mezzo o s' arretravano spon- taneamente innanzi ai beni e dominii della Chiesa, ovvero, come più spesso accadeva, erano colle censure costretti o in fin di vita dai rimorsi della coscienza stimolati a restituirli.

Di queste mescolanze di giurisdizioni abbiamo già recato tanti esempi, che pensiamo non faran più maraviglia a nissuno. Nel vi reggeva T ufficio di podestà Anselmo, detto il Molle, dei marchesi di Geva; quattro anni dopo fecero lega con Asti.

Nel composero ogni. Nel 4 i Monregalesi coltegaronsi con Cuneo e Savigliano e coli' abate di San Dalmazzo contro al vescovo d' Asti ed ai marchesi di Saluzzo, di Geva, di Busca ed altri loro nemici.

Ho già detto che questi omaggi poco impedivano la libertà municipale. Molto invece l' impedivano Je ragioni del vescovo d'Asti, il quale volea riscuotere e il giogatico, e le multe, e il tributo del fieno, e quello della paglia, valersi a sua posta de' materassi de' terrazzani, albergare nelle loro case, se- condo le antiche usanze.

Ma frattanto già prima del aveva acquistato, e quasi trent' anni dopo esercitava ancora in Mondovi una potente in- fluenza un privato cittadino chiamato il signor Bressano di Vico, il quale sembra desse cagione ed alimento alle discordie col vescovo, avendogli occupato colle forze del Comune varie castella e villaggi, Montaldo, Roburent, Morozzo, Piozzo e Sant'Albano, e parte di Torre, e negato i proventi a cui avea ragione ; ed avea in tali opere V appoggio de' ghibellini e del- l' imperatore Federigo II, a cui aderiva.

Ma finalmente il Co- mune, stanco della soverchia grandezza e del piglio prepotente di Bressano, e prima con minacce e rampogne ammoniti, poi scomunicati da Innocenzo IV, carcerarono quel tirannello, e si rappattumarono col vescovo Né mancarono nel mede- simo intervallo al Comune di Mondovi altri con- trasti coi marchesi di Cova e di Saluzzo, ed a quetarli inter- venne la mediazione di Tommaso II di Savoia 1 Ebbe Torino nel , e più tardi Monteregale.

Ma nel , essendo egli lontano ed im- pacciato in altri affari, agevole fu alle città piemontesi di levarsi dal collo quel giogo. Finalmente alle terre già possedute quella aggiunsero di Chiusa. E su questa miscela di buone e ree cose stendeva l'ombra sua micidiale ed infame la più antisociale delle passioni, la soffocatrice di libertà, l'annientatrice d'ogni potenza, colei che Circe novella muta gli uomini in bestie, arma fratelli contro fratelli, il figlio contro al padre; e questa pas- sione è r odio, figliuolo ad un tempo e padre della discordia ; l' odio che in ogni città aveva allora tempio e stendardo.

Ma tornando a Mondovi, noi vediamo nel giurarsi fedeltà al vescovo, con riserva della fedeltà dovuta al re Ro- berto; come altra volta giurarsi a Roberto, con riserva de' dritti del vescovo.

Dopo Gio- vanni marchese di Monferrato, che tolse alla regina la città d'Alba, e vinse la gran battaglia di Gamenario, entrarono in campo Iacopo principe d'Acaia ed Amedeo VI ancor fan- ciullo , e in poco spazio di tempo ebber le chiavi di molte città, e tra le altre quelle di Mondovi. La dedizione si fece per atti del 20 e del 26 di giugno, co' patti medesimi con cui obbediva a Roberto, colla riserva delle ragioni spirituali e temporali del vescovo d'Asti, e col patto che se la regina Gio- vanna ridivenisse potente in Piemonte e ponesse l'assedio alla terra, i Monregalesi potessero, dopo due mesi d' assedio, non ricevendo soccorso 'da Savoia, ripigliar l'antica signoria degli Angioini.

Neil' anno medesimo era signore di Mondovi Luchino Visconti , al quale succedettero l' arcivescovo Giovanni e poi ' Grassi, Afem. Fu primo vescovo Damiano Zovaglia, ge- novese. Onde tenute le pratiche opportune, e in- teso raccordo, aperte le porte, si condussero al principe, il quale stava sul suo cavallo di battaglia innanzi alla porta di Vico, armato e colle insegne di Savoia, e gridando tutti con voci che tuonavano per V aria viva Savoia, viva V illustre si- gnor principe, lo chiamarono loro verace signor ligio e supe- riore.

Altamente increbbe al marchese la perdita di Mondovi; onde ai 23 di settembre dava il guasto al borgo di Garassone, appartenenza della città, e vi bruciava parecchie case, e tre giorni dopo espugnava il castello di Vico. Nuove fazioni di guerra ebbero luogo in febbraio ed in marzo deiranno seguente, sia de' monregalesi e del Principe, affin di ricuperare il castello di Vico, sia del Marchese, per offendere e guastare.

Un mese dopo le sue genti presero e misero a ruba Sant'Albano, ed occuparono la Trinità. Egli si era cinto di con- dottieri e di squadre armate: Egli avea dilatato ampia- mente i suoi dominii e nella Lombardia e nella Romagna. Il terrore del suo nome era grande quanto Podio che inspira- va. Ma le tirannidi sono veramente colossi dai pie di creta. Cosi tornavano per opera del Barbiano al ponte- fice Assisi e Bologna. Infine i condottieri voleano T indirizzo della cosa pubblica, teneano a guisa di schiavi i principi ; e cosi fecero prima Antonio e Galeazzo Porro, poi Facino Cane.

Campando di guerra, odiavano e vietavano perfino il nome di pace, e incrudelivano centra chi V invocasse. Il saccheggio era il fine del combattere. Mancate le case de'nimici, metteano a ruba quelle degli amici. Non cercavano onore, ma preda. Uno stuolo di altri vescovi e santi e dotti, poiché ne' vescovi dottrina non si scompagnava da san- tità, vi fecero fiorire la religione e le scienze ecclesiastiche; tra i quali son da rammentare Nottingo, fondatore del monastero kirsaugiense nel secolo IX, e quel grande Attone, stirpe dei re longobardi , che fiori nel secolo X.

Già fin dal secolo VII i vescovi di Vercelli annoveravano tra i loro fedeli e benéficiarii, e come si direbbe con vocabolo più moderno, vassalli, buon numero d'uomini liberi arimanni , di liberti aldioni e di servi spanrsi in diversi luoghi. Fra le terre principali che obbedivano al vescovo son da ricordare Santià, Biella, Trino e Casale. Anche il capitolo ver- cellese ebbe dai re Ugo e Lotario il dono o la confermazione del porto del fiume Sesia, di Montanaro e di Tolengo.

Battista Modena , tanto nella storia latina , che nel compendio in Ungua italiana ; Coihellini ; Fileppi ; Rensa ; Durandi ; Irico ; Dcgre- gory, ed altri scrittori di cose vercellesi. I marchesi d' Ivrea, nella cui dipen- denza esser doveva il comitato di Vercelli, non sempre rispet- tavano le ragioni del vescovo; e verso il , V ultimo di loro e il più famoso, Ardoino, che fu poi re d' Italia, fece guerra viva al vescovo Pietro, e V uccise.

Cosi mescolavansi e alter- navansi le sorti: In Italia veri padroni erano duchi, marchesi e conti, e arcivescovi e vescovi quando aveano, e tutti quasi r aveano, potenza temporale. Incresceva il duro loro im- perio ai nobili minori, a cui non tornavano obbedienza e vas- sallaggio; incresceva ai cittadini ed ai borghesi più ricchi, i quali avrebber voluto, se non parlecipazion di comando, almeno quella libertà per cui Tuom fu creato, che nobilita il giusto im- periare, e nobilita V obbedienza.

Negli ultimi anni del secolo XI il Comune di Vercelli trovavasi cer- tamente ordinato, sebbene la prima notizia di Consoli si trovi nel cominciamento dei XII. Verso i medesimi tempi ordinavasi a Comune la terra di Santià, capo d' un comitato minore, in- chiuso in quel di Vercelli; e pare che a Vercelli avessero parte principale nella formazion del Comune le famiglie che teneano in feudo dalia Chiesa vercellese V ereditario esercizio di qualche brano della sua giurisdizione, quali erano gli Avogadri ; e sem- bra eziandio che il vescovo ne favorisse qui come altrove lo stabilimento.

Nella memoranda lotta del Barbarossa colle città lombar- de, Vercelli sostenne la santa causa della libertà.

: Retro mature escort girl ivry sur seine

Retro mature escort girl ivry sur seine 797
Porno chatte escort com Guido, I would that you and Lapo and I could be taken up by a spell and put in a ship, that went through tlte sea with every wind, as bite de noir escort girl evreux and I wished; so that neither tempest nor other evil weatlier could oppose us, hutrather. Colei, perche si vede che di statura eccede: Gresceano tra signori e signorotti le guerre private. Al principio del secolo XI, il vescovo resisteva a quel moto d' emancipazione che spingeva le città a levarsi air indipen- video porno français escortcaen. Dall' altro canto, Mamie lesbienne escort à paris Maria gli domandava la mano di sua figlia Maria, chiedeva di rinnovar le antiche alleanze, era apparecchiato a cedergli la città di Vercelli, a corona e perfezione degli acquisti fatti da più lati attorno alla medesima. Ma, quando pelegrina esser piii crede da lui mia vita, piu presa si vede. I talk to speak tlte truth, and not from hate or contempt of .
CHATTE PORNO ESCORT LE BLANC MESNIL Video hard francais escort student paris
Retro mature escort girl ivry sur seine Miribelli, die xix mens. Contarino, ambasciador veneto, giunse a Thonon in giugno dele strinse con forti rimostranze il Duca ad eseguire i patti della lega, levandosi contra il Visconti che non aveva osservate le condizioni della pace. Ma prima di queir epoca si era pensato ad un rimedio ben altramente efficace; il solo, anzi, che convenga nei paesi divisi, e gros cul sexy escort aisne é debole o contrastata la verga del comando, retro mature escort girl ivry sur seine. But we can suffer anything to free ourselves from woes, to see ourselves no longer tyrannized, -to repossess. Marks, notations and other marginalia present in the originai volume will appear in this file - a reminder of this book's long journey from the publisher to a library and finally to you. Fu primo vescovo Damiano Zovaglia, ge- novese. La persona e r aver de' ladroni appartenere al vescovo ; ma volendo farne giustizia, si consegnano in mano del conte.
Retro mature escort girl ivry sur seine 937
So is it widi me, my fair: In Italia veri padroni erano duchi, marchesi e conti, e arcivescovi e vescovi film lesbienne gratuit site d escort aveano, e tutti quasi r aveano, potenza temporale. I Challant signori di Mongiovelo faceano guerra ad Arrigo sire di Quart Tutte le dedizioni che si fecero dai al 4 alla casa di Savoia di terre prima soggette al dominio dei reali di Na- poli, in Provenza e in Piemonte, furono fatte di consentimento della regina Margarita tutrioe del re Ladislao, e col patto che se esso re potesse in termine di tre anni ricuperar la Proven- za, la dedizione si considerasse come non avvenuta. Nel mori Giberto lasciando due femmine sole; una Dulcia, maritata a Raimondo Berengario, conte di Barcellona; r altra Stefania, a Raimondo, signor del Balzo. retro mature escort girl ivry sur seine

2 thoughts on “Retro mature escort girl ivry sur seine

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *