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Sex porno gay escort girl massy Cuisine non équipéeséjour qui donne sur un balcon, grand Una storia magari eroica, come si addice alle epopee. Cavarero, RestainoGuerraMissana Questo soggetto intreccia in modo indissolubile vita esistenziale e forme, corporeità del vivente umano e contesto istituzionale simbolico e linguistico: Thanks to the communications media power has become more vulnerable to criticism, but their spun language and underlying message has fostered a widespread anti-political mentality. Peraltro, in una dimensione diacronica, la storia del Terzo settore in Italia è profondamente intrecciata con i processi di costruzione delle subculture politiche territoriali cui si è fatto un rapido riferimento nel primo paragrafo sul punto, si confronti in particolare Trigilia e Almagisti A higher value was implicitly placed on the changeless than on the changeable.

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LTON sesso dal Paris ass ottenuto speronato Paris Sweet - Surveying quelle tette enormi Ginger Paris rubando la sua figa The cornerstone of the subcultures was the capacity to implant itself in specific regions. The Red Region in Austria coincided with Vienna and was also destroyed from the fascist reaction.

The Red Regions in Italy have had a longer wife, because the different social classes of composition and different electoral support. Economic and social changes as the dissolution of the Soviet World have been causes of the end.

Red regions, Europe, XX Century. Dopo la seconda guerra mondiale in Germania e in Austria i partiti socialisti non tentarono nemmeno di ricostruire le proprie reti culturali come quelle dei partiti belga e olandese o del PCF furono per lo più una tarda prosecuzione di ben più solide esperienze prebelliche.

Quanto a quella comunista formatasi in Francia negli anni Trenta sopravvisse, eccome, fino agli anni Ottanta del Novecento.

Le ragioni della loro scomparsa furono diverse. Inoltre, e soprattutto, occorre ricordare che Gundle si è occupato delle associazioni ricreative e della diffusione di una cultura in senso alto che i partiti di sinistra produssero o tentarono di produrre. Non era interessato, invece, alla cultura politica dei militanti, quella cultura dove rientrava certamente la gestione e la fruizione del tempo libero, ma che voleva dire anche forme di aggregazione e di sociabilità, sistemi di valori, riti e simboli, scelte di voto, strutture politiche.

La struttura politica cardine delle subculture rosse delle quali qui si tratta era il partito, con le sue capacità di arruolamento e di mobilitazione, non solo elettorale. Il partito di massa era appunto quello che aveva un gran numero di iscritti, si circondava di associazioni collaterali e accompagnava il suo membro in quasi tutte le forme della vita. Duverger non si era limitato a definire il partito di massa, gli aveva pronosticato un grande avvenire come la forma partito più elevata e dai migliori destini.

Franz Neumann, a sua volta, tanto per ricordare un altro importante esegeta, ne avrebbe sottolineato, meglio di ogni altro, gli aspetti positivi: Il partito di massa non era soltanto uno strumento per la competizione elettorale o per la selezione dei gruppi dirigenti della democrazia di massa. Lo stesso Neumann, mettendone in evidenza le funzioni di integrazione sociale, segnalava la sua capacità di fornire identità ai propri membri.

Quel tipo di partito tendeva ad esercitare influenza in tutte o quasi tutte le sfere della vita quotidiana degli iscritti. La gerarchia si articolava dal centro alla periferia, ma la dimensione locale non era derivata, era primaria. Tutte le attività e tutte le strutture rimandavano alla città, al quartiere, al villaggio - alla regione.

Era sul territorio che si cementava la cultura politica: Alla fine del Novecento è stato possibile fare un bilancio. Un bilancio consuntivo implica un conteggio. Sono stati, tuttavia, proprio e soltanto quei pochi partiti di massa che hanno dato vita alle subculture politiche territoriali, e che di quelle culture si sono nutriti. Che hanno dato vita alle regioni rosse in Europa1.

Il partito di massa è stata la creatura e lo strumento delle culture politiche rosse. Ulteriori organizzazioni operaie e socialiste vennero create dopo il … Né le più antiche subirono una diminuzione di militanti, conobbero invece una enorme espansione Lösche, Walter Ne conobbe una più grave nel per la grande depressione economica e per i primi colpi del nazismo.

Nonostante i continui contrasti fra i vertici dei due partiti operai, i militanti trovarono modo di intendersi. A livello locale rimase fra loro una comunicazione interna, garantita dalle istituzioni e integrata da settori di azione collettiva comune. Lo stesso era il colore delle bandiere, gli stessi erano i rituali e i simboli, molte campagne per elezioni locali vennero condotte in comune. Lo stesso era il richiamo, talvolta di maniera, alla dottrina marxista. Né tutti i comunisti, proprio per la subcultura di appartenenza, avevano i bolscevici come modello.

Insieme crearono la Rote Hilfe, il Soccorso Rosso. I comunisti avevano i loro giornali, le loro feste, il loro peso nei sindacati e nelle fabbriche. Controllavano interi quartieri di Berlino. Le loro squadre di difesa, i Rotfrontkämfer e le Sturmabteilungen, furono protagoniste di scontri anche mortali con le squadre naziste, in specie a Berlino2.

Difficile dire quale destino avrebbero avuto ambedue le subculture rosse tedesche dopo il Di certo esse furono spazzate via dalla dittatura nazista, che non soltanto mise al bando i loro partiti, ma distrusse completamente tutta le rete delle loro associazioni collaterali. La SPD della Bundesrepublik ha avuto una distribuzione territoriale che ricalca i vecchi confini, ma il suo elettorato è fluttuante.

La SED, presto egemonizzato dai comunisti, divenne il partito del regime fino crollo del Muro di Berlino nel Aveva infatti dalla sua la maggioranza relativa degli elettori austriaci e metà di quegli elettori avevano in tasca la sua tessera. Voleva essere un partito operaio: Gli operai erano chiamati in causa in tutte le associazioni, dai filatelici ai liberi pensatori, dalle corali ai circoli degli scacchi, dagli escursionisti ai club di lettura. La SPÖ aveva quotidiani, riviste, case editrici; promuoveva biblioteche, teatri, concerti; disponeva, naturalmente, di moltissime case del popolo e di scuole di partito.

Come naturalmente era affiancata da una rete di cooperative e da un potente sindacato. Tutto questo era a Vienna e praticamente solo a Vienna.

Vienna con i suoi dintorni formava la più grande regione per densità demografica del nuovo, piccolo stato austriaco, e questa regione era rossa, circondata da una provincia quasi interamente democristiana o liberal-conservatrice.

A Vienna i socialisti ebbero la maggioranza assoluta in consiglio comunale che coincideva con quello regionale, essendo Vienna anche un Land, una cittàregione. Mantennero quel potere fino al colpo di stato di Dollfuss nel A Vienna la classe operaia con le sue istituzioni era uno stato nello stato, con le sue credenze e con il suo stile di vita. La cultura politica era, voleva essere una cultura proletaria. Nei decenni successivi la composizione sociale della metropoli e della sua regione è cambiata e la base elettorale della SPÖ ai ceti medi impiegatizi, alle professioni intellettuali e non, ai dirigenti.

Il largo consenso è rimasto, ma ricorre a motivazioni di ordine pragmatico e strumentale Shell Le reti comuniste si formarono nel Nord-Pas-de-Calais, dopo e accanto alle reti socialiste, e nel Corrèze, a Marsiglia e nel Midi.

La periferia dove essere il luogo dove si costruivano le sue colonne: Molte ricerche di storia sociale locale, ma anche opere letterarie o cinematografiche ci hanno restituito a linee vivaci questa realtà Brunet e Fourcaut Un valore era la memoria della Resistenza, fosse condivisa o nettamente distinta da quella di De Gaulle.

Grandi complessi residenziali a basso prezzo, gli HLM Habitations à loyer moderé , vennero realizzati sui terreni delle amministrazioni comunali comuniste. Già alcune riforme territoriali avviate da De Gaulle e la stessa popolarità del generale-presidente cominciarono ad intaccare il sostegno ai bastioni rossi.

La cultura comunista della banlieue era essenzialmente una cultura operaia. Il processo ha accelerato il declino e poi la scomparsa della classe gardée Brunet Nei comuni intorno a Parigi al posto degli operai ci sono gli immigrati o i disoccupati provenienti dal Maghreb, oppure il ceto medio delle città dormitorio. Mentre nelle elezioni politiche avanza sempre di più il Front national di Le Pen padre e figlia.

In Italia le ultime roccaforti Insieme a quelle bianche, le regione rosse sono state nel corso della Prima Repubblica una delle chiavi interpretative del comportamento politico degli italiani e del funzionamento del loro sistema politico. Se la loro origine risale ai decenni di fine secolo come quella delle regioni rosse tedesche, il loro sviluppo non fu altrettanto immediato e impetuoso. Fu il PSI a creare i primi bastioni della sinistra nelle regioni rosse: Oltre che fra gli operai e gli artigiani delle città, i socialisti effettuarono con successo il loro proselitismo fra i braccianti della Valle Padana.

Non riuscirono fino alla prima guerra mondiale a penetrare nel mondo mezzadrile, che costituiva la maggioranza economica e sociale di quelle regioni. Ma i mezzadri rimasero in parte delusi dagli sbandamenti dei socialisti e, soprattutto, furono vittime della repressione fascista.

La scelte politiche del regime furono molto dure proprio nei confronti dei mezzadri. Innestandovi tuttavia elementi di novità. Il secondo fu la sostituzione del PSI e il porsi della giovane e robusta organizzazione politica al centro di tutti i rapporti e di tutte le dinamiche della società delle regioni rosse: Mentre la crisi della grande impresa avrebbe travolto la cultura rossa della banlieue parigina, la cultura delle regioni rosse italiane avrebbe accompagnato in qualche modo favorito la loro grande trasformazione da regioni prevalentemente agricole in regioni industriali.

Crescita economica e mutamento sociale cominciarono a rivolgersi contro il ventre che li aveva prodotti. La subcultura rossa era un edificio con le stanze da tempo in disordine e con molto mobilio tarlato, quando vi si abbatterono il crollo del sistema sovietico e il dissolvimento del PCI.

Ancora nel uno studioso delle regioni rosse, attento e partecipe, poteva scrivere: Quindi, nessun crollo… Ramella Tutti i vecchi collateralismi sono caduti. La tradizione conta per la conservazione di alcuni valori: Forse sono rimasti alcuni valori fondanti, come uguaglianza, solidarietà, giustizia sociale e, più sicuramente, la difesa della democrazia repubblicana.

Insomma, anche le regioni rosse italiane appartengono al passato. Una comparazione per cercare di spiegare Nei cinque medaglioni che ho confezionato si leggono bene, credo, le somiglianze e le differenze fra le regioni rosse europee.

Provo a metterle in evidenza. Tutte le regioni rosse nacquero in contrapposizione al sistema capitalista. Tutte si schierarono, almeno nelle fasi nascenti, contro gli stati borghesi. Cerco di rispondere ad alcuni perché. In Germania e in Austria divennero rosse le regioni dove si erano sviluppati i processi di industrializzazione: Industrializzate con una forte popolazione operaie erano le grandi città, Berlino e Vienna.

Intorno ad una terza grande città, Parigi, era impiantata la classe operaia delle grandi fabbriche. Nelle future regioni rosse i socialisti arruolarono i ridotti nuclei di classe operaia che andavano formandosi, ed arruolarono artigiani e braccianti. Ebbero difficoltà a conquistare alla loro causa i mezzadri che in quelle regioni costituivano la maggioranza degli occupati e della popolazione tutta.

La conquista dei mezzadri fu il capolavoro del PCI. Proprio qui stava la forte capacità del PCI di aggregare consenso. Una capacità che mostrerà tutti i suoi effetti quando i mezzadri diventeranno operai e una parte dei mezzadri e degli operai diventeranno piccoli e medi imprenditori nei sistemi di economia diffusa. La classe gardée del PCI, i mezzadri, misero anni a scomparire, la classe gardée del PCF, gli operai delle fabbriche della banlieue, furono spazzati via in poco tempo. Il crollo del sistema sovietico fu un colpo di grazia per il PCI che pure perdeva voti nelle regioni rosse da un paio di anni.

Il declino della banlieue fu più rapido, perché rapida era stata la sua deindustralizzazione e la scomparsa della classe operaia, come ho ricordato. Una storia magari eroica, come si addice alle epopee.

Ma una storia, appunto. Riferimenti bibliografici Anderlini F. Comunismo ideale e socialdemocrazia reale, Bologna: Presses Universitaires de France. Una tradizione politica territoriale? De Sio a cura di , La politica cambia, i valori restano?

Una ricerca sulla cultura politica dei cittadini toscani, Firenze: Istituzioni e società in una regione rossa, Bari: La metafora sovietica nello sviluppo emiliano, Roma: Galli , a cura di , Il comportamento elettorale in Italia, Bologna: La sfida della cultura di massa, , Firenze: Duke University Press, Sivini a cura di , Sociologia dei partiti politici, Bologna: Lazar , Maisons rouges.

Les Partis communistes français et italien de la Libération à nos jours, Paris: Das sozialdemokratische Arbeitermilieu, in D. Sozialgeschichte einer revolutionären Bewegung, Darmstadt: Ramella , Cuore rosso? The University of Chicago Press. The Bedminster Press; trad. Tod undVerklärung eines Nationalsozialisten, München: Comunisti e democristiane nelle regioni a economia diffusa, Bologna: The paper deals with one of the main traits of Italian political culture: Assuming political culture as an independent variable, we aim to draw an updated map of social capital in Italy at regional level using two different measures.

The first is an index builds on hard data concerning rates of blood donors, electoral participation, volunteering, newspaper readerships.

Both measures consistently show the old cleavage between Northern and Southern regions to be still very deep. In the seventies and eighties of the past century, political scientists and sociologists were questioning whether there were three, four or five Italies.

Our updated indicators, based on hard and self-reported data, suggest that Northern and Central regions show higher levels of social capital than Southern ones.

We conclude underlining that the regional civic gap is larger than the Gdp gap. Social capital, Trust, Political culture, Italy. La cultura politica conta È urgente e importante riflettere sugli orientamenti di valore del nostro Paese. Operazione assai rara nel dibattito culturale, al di là di ricorrenti lamentazioni su corruzione e mala politica.

Questa contrapposizione noi-loro alimenta da decenni ondate di risentimento populista e tende a nascondere le responsabilità del tessuto di moralità pubblica che caratterizza la società civile. Ma la cultura non è un convitato di pietra.

Per quanto riguarda la stesura finale P. Bordandini ha scritto i paragrafi 2 e 5. Cartocci è responsabile dei paragrafi 3 e 4.

Si tratta dunque di prendere sul serio le responsabilità che i nostri tratti culturali hanno sia sul declino che ci accompagna in questi anni, sia sulla difficoltà che abbiamo nel trovare soluzioni per uscirne e riprendere il cammino dello sviluppo economico e civile.

In questo articolo cercheremo di tracciare una geografia del senso civico in Italia impiegando indicatori aggregati e individuali in modo da descrivere solidamente la distribuzione di questa risorsa nelle diverse regioni del paese.

Questo contributo si articola in cinque paragrafi, oltre a questo iniziale. Nel paragrafo seguente vengono richiamati i principali percorsi di studi sulla cultura politica degli italiani. Il terzo paragrafo discute la lente concettuale del capitale sociale, mentre il quarto analizza la distribuzione di questa risorsa a livello regionale.

Familismo amorale e regioni civiche Il primo studio empirico sui caratteri culturali degli italiani risale alla metà degli anni cinquanta del secolo scorso. Si tratta di uno studio ermeneutico condotto da un politologo americano, Edward C.

Banfield, in un borgo della Lucania Chiaromonte , dove nel trascorse nove mesi. Attraverso interviste, dati censuari, fonti ufficiali, memoriali autobiografici e libri di conti che i contadini aveva compilato per lui mise a punto la nozione di familismo amorale. Secondo Banfield questa sindrome, originata da vicende storiche fatte di dure condizioni economiche, enorme disuguaglianza sociale e dominazione straniera, presentava i caratteri di ogni modello culturale: Parliamo di cultura politica come potremo parlare di cultura economica o religiosa.

La prima era caratterizzato dalla prevalenza di atteggiamenti fondati su particolarismo, localismo, fiducia a corto raggio e senso di alienazione dallo stato e dalla politica. La cultura civica - costituita da un equilibrio tra il secondo e il terzo tipo ideale - era considerata dai due politologi il presupposto culturale più adatto per una stabile democrazia. Tra i cinque sistemi politici studiati, la cultura civica era diffusa nelle sole due democrazie anglosassoni.

Germania e Italia erano invece considerate democrazie con alto rischio di instabilità, la prima perché era caratterizzata da una cultura politica subject, la seconda perché dominata da una cultura prevalentemente parochial. In Italia The Civic Culture ebbe una ricezione ben poco calorosa, il libro non fu infatti tradotto né recensito.

Due le principali ragioni, in parte accennate nel precedente paragrafo. Per molti studiosi italiani la chiave di lettura di Almond e Verba era errata: La seconda ragione aveva a che vedere con i risultati poco lusinghieri per gli italiani.

La nostra cultura politica era stata descritta prevalentemente come alienata, cinica, diffidente, passiva, fondata su ignoranza e scarsa informazione, frammentata, polarizzata da fratture insanabili. Su questi ed altri punti si veda Arculeo, Marradi , Fideli e Bordandini Parimenti fu evidenziata la debolezza e la marginalità nel panorama politico italiano di una subcultura politica laica.

Sul piano della cultura politica la Terza Italia venne descritta come caratterizzata da alti livelli di integrazione sociale e di partecipazione politica , fedeltà di voto, forte etica del lavoro, solida identità locale. A parte le contrapposizioni ideologiche, le due subculture politiche territoriali hanno garantito al loro interno un elevato grado di integrazione sociale connessa alla condivisione di un particolare impianto valoriale , dense relazioni fiduciarie e reti di solidarietà allargate legate alla presenza di una cornice di valori condivisi , una diffusa partecipazione politica e sociale, relazioni industriali non conflittuali pur con un elevato grado di sindacalizzazione , la presenza di istituzioni locali altamente legittimate.

Gli indicatori di rendimento istituzionale spaziavano dal piano organizzativo a quello politico, economico e sociale. In Making Democracy Work gli autori escludono che queste differenze siano dovute al diverso sviluppo economico regionale. Le regioni meno civiche risultavano Campania, Calabria e le altre regioni del Sud cfr Putnam Nei paragrafi che seguono proporremo una ulteriore mappa regionale delle virtù civiche degli italiani, che trova la sua originalità rispetto agli studi precedenti affiancando ai consueti indicatori aggregati la fiducia generalizzata, rilevata a livello individuale.

Essa è uno dei tre moventi che orientano tutte le nostre azioni e i nostri comportamenti, accanto agli altri due: La metafora del capitale è trasparente: Il nesso micro-macro, tuttavia, è particolarmente opaco rispetto alla nozione di capitale sociale. La definizione di Putnam mette in evidenza come il capitale sociale si costruisca a partire da un vincolo per gli individui, attraverso il riferimento alle norme informali di convivenza tipiche della civicness.

Costruire capitale sociale diventa un beneficio piuttosto che un costo se e in quanto il singolo individuo è inserito in un orizzonte di moralità che trasfigura gli altri come valori. Detto in altri termini: La precisazione suona pedante ma è necessaria, in quanto in letteratura non mancano autorevoli definizioni alternative del capitale sociale, secondo le quali esso rappresenta una dotazione individuale.

Gary Becker condivide con Bourdieu la prospettiva individualista del capitale sociale ma ne cambia il segno: Anche gruppi ristretti e molto coesi sono ricchi di capitale sociale: Ma queste solidarietà di corto raggio sono più un ostacolo che una risorsa per una società avanzata, in cui gli individui sono mobilitati e valorizzati sia dallo stato sia dal mercato. Questo rilievo impone quindi una contestualizzazione decisiva: In una prospettiva di sistema, il capitale sociale dotato di questa curvatura universalista rappresenta il terzo indispensabile pilastro - quello culturale - per tenere in equilibrio una società democratica avanzata, in cui stato e mercato - gli altri due pilastri - sono, ciascuno nel suo ambito, efficienti: Di solito si prediligono i dati aggregati Cartocci , ; Putnam 5.

Gli indicatori di capitale sociale individuati a livello territoriale sono quattro: La diffusione del volontariato nelle organizzazioni di assistenza sociale e delle donazioni di sangue permette di affiancare alla partecipazione politica la dimensione della solidarietà e della corresponsabilità, che rileva della comunità civica la componente oblativa che travalica i confini della famiglia e della parentela. Tutti i dati presentati nella tabella 1 - che riporta la distribuzione regionale di ognuno dei quattro indicatori - si riferiscono al periodo Nella decisione di ricorrere alla partecipazione elettorale si è tenuto conto anche della sua ineliminabile ambiguità rispetto alle caratteristiche della comunità civica.

Infatti il voto presuppone anche motivazioni particolaristiche e forme di protesta antisistema - entrambe presenze consolidate della nostra storia elettorale. Pertanto le ragioni della partecipazione elettorale da parte dei cittadini vanno cercate nel mondo dei valori: La partecipazione elettorale, oltre le singole motivazioni politiche, è dunque da considerare una forma di legittimazione delle istituzioni, un riconoscimento - consapevole o meno - del regime democratico, soprattutto considerando una pluralità di consultazioni, dunque un valido indicatore di capitale sociale, inteso come comunità civica.

Sul piano empirico, la partecipazione elettorale a livello regionale è stata analizzata calcolando la media di partecipazione alle tre più recenti consultazioni nazionali: Nel complesso tutte le regioni a sud della cintura costituita da Toscana, Marche e Umbria presentano un livello di partecipazione elettorale inferiore alla media. Analisi per regione, media nazionale, valore minimo, valore massimo e coefficiente di variazione. Variazione Italia 21,2 ,4 9,7 33,1 Note: I dati relativi al volontariato sono relativizzati alla popolazione residente al 1 gennaio Se la partecipazione elettorale è da considerarsi come una forma di partecipazione visibile, leggere i giornali ricade fra le forme invisibili, al pari delle discussioni tra amici e conoscenti che si svolgono tra le mura di casa, al bar o per strada.

Questo indicatore presenta alcune peculiarità che non possono essere ignorate: Lo squilibrio tra televisione e stampa è in Italia particolarmente grave: La diffusione media nel biennio dei quotidiani ogni 1. Trentino-Alto Adige, Liguria e Friuli-Venezia Giulia; in queste tre regioni circolano circa copie al giorno ogni 1. In primo luogo esso comprende soggetti di natura assai eterogenea, dai donatori di sangue alle cooperative sociali cui i comuni appaltano servizi educativi e sanitari, dai circoli del tennis dei quartieri alti alle mense parrocchiali per poveri e clochard.

Peraltro, in una dimensione diacronica, la storia del Terzo settore in Italia è profondamente intrecciata con i processi di costruzione delle subculture politiche territoriali cui si è fatto un rapido riferimento nel primo paragrafo sul punto, si confronti in particolare Trigilia e Almagisti In questo modo si sono selezionate Il numero di volontari attivi per regione è stato relativizzato alla popolazione residente.

La donazione di sangue costituisce un indicatore di capitale sociale non solo in quanto caso paradigmatico di oblazione e responsabilità verso gli altri ma anche perché esso si attua quasi sempre attraverso una rete di associazioni, che implicano attivisti, forme di promozione, risorse organizzative e strumentali anche se è possibile la donazione diretta presso le strutture sanitarie.

In Italia sono attive molteplici associazioni che si occupano del reperimento del sangue, come Avis, Fidas, Advs, Fratres, Adsint e altre ancora, spesso distribuite geograficamente non in modo non uniforme sul territorio, con un particolare deficit di strutture nel Sud del Paese. Le prime regioni centro-meridionali che si incontrano in classifica sono il Molise - dodicesima con 44,6 donazioni ogni 1.

In sintesi, è emersa una notevole sovrapposizione della distribuzione territoriale dei quattro indicatori, con geografie che presentano tutte una marcata differenza tra regioni centro-settentrionali e meridionali. In un solo caso il coefficiente è nettamente più basso: La trasformazione in numeri-indice permette di individuare le dimensioni su cui le regioni sono più vicine e più lontane, al di là delle analogie geografiche. Più profonda è la frattura che si riscontra nella lettura dei giornali e nella diffusione del volontariato.

Su queste dimensioni le regioni del Nord vantano un livello di comunità civica tre o quattro volte superiore a quella delle regioni meridionali - differenze ben più ampie di quelle in termini di redditi procapite. Dati per regione, valore minimo, valore massimo e coefficiente di variazione. Trattandosi di numeri indici la media nazionale è pari a per ogni indicatore. Seguono Liguria, Toscana e Lombardia, che precedono altre due regioni del Nord: A costituire una sorta di cintura mediana, fra la tredicesima e la quindicesima posizione, come abbiamo detto si trovano Lazio, Abruzzo e Molise.

Nasce dalla convinzione di condividere con gli altri un destino comune ed estende il senso di responsabilità al di là delle ristrette cerchie parentali o amicali di appartenenza. Per questo è sistematicamente citata come una delle dimensioni del capitale sociale6. In termini analoghi a quelli visti nel caso del capitale sociale, anche nel definire la fiducia è possibile rintracciare due distinte prospettive interpretative: Questa tuttavia non compare mai nelle indagini territoriale sulla diffusione locale del capitale sociale in quanto i dati relativi alla fiducia sono di solito raccolti con sondaggi, la cui rappresentatività è garantita solo al livello nazionale e non per livelli inferiori, a causa del ridotto numero di casi che ricadono nelle singole partizioni regionali o locali.

La domanda impiegata per rilevare la fiducia negli altri è simile a quella usata nelle maggior parte delle indagini internazionali sul tema7: La tabella 4 mostra le percentuali di italiani che si fidano e relativi numeri indice per ogni regione italiana. Si tratta di un esito del tutto coerente con la mappa del capitale sociale fondata su dati aggregati: Il valore su entrambi gli assi corrisponde alla media Italia La figura 1 rappresenta, mediante un diagramma a dispersione, la relazione tra fiducia generalizzata e capitale sociale.

Sulla base dei quattro quadranti costruiti partendo dalle medie delle due variabili essendo numeri-indice si tratta del valore , è facile notare come nel secondo quadrante si collochino tutte le regioni del Nord e del Centro-Nord con la sola eccezione della Sardegna ; mentre nel terzo quadrante troviamo principalmente le regioni del Sud e del Centro-Sud. Le aree che hanno conosciuto una subcultura politica territoriale forte si sono infatti avvicinate alle altre centro-settentrionali.

Che la frattura in termini di capitale sociale tenda a sovrapporsi con quella economica è di tutta evidenza. In particolare i coefficienti relativi al risultano più elevati di appena due centesimi: Valori del coefficiente r. Putnam e collaboratori erano stati forse sbrigativi nel rinvenire la ragione storico-culturale del divario di civicness tra Nord e Sud, ma hanno avuto il merito di escludere ogni plausibilità di spiegazioni economicistiche di quel divario. Nella tabella 6 abbiamo affiancato ai nostri due indici i due Pil procapite relativi al e al Anche in questo caso il ricorso ai numeri-indice consente di confrontare i campi di variazione di variabili eterogenee: Lo scarso senso civico non è un dato genetico che si ripresenta invariato nel tempo.

La scarsa fiducia non è ineluttabile. In Italia si è perpetuata perché è sopravvissuta la presenza di reti clientelari, di favoritismi, di eventi sociali e politici in cui la fiducia negli altri e nelle istituzioni e il senso di responsabilità nei confronti degli altri non potevano trovare un terreno adatto per crescere.

Una buona democrazia presuppone una fiducia interpersonale capace di oltrepassare le ristrette cerchie di parenti, amici e clientele oltre che una fiducia istituzionale alimentata da efficienza delle istituzioni e meccanismi efficaci di accountability verticale e orizzontale, in grado di garantire un sostegno diffuso al sistema anche nei momenti difficili, crisi economiche incluse. Su questo sfondo problematico trova piena conferma, poi, il divario di comunità civica che appare cristallizzato.

Il congelamento di cui parlava Rokkan in merito ai cleavages interni ai diversi sistemi politici europei appare, nel caso della frattura tra Nord e Sud del nostro Paese, più una perizia tecnica che una metafora suggestiva. In tal modo quella modernizzazione economica che doveva fungere da volano per il cambiamento culturale del Mezzogiorno si è trasformata nel suo contrario: Se le clientele funzionano perché cambiare?

Tra i molti responsabili di questa dinamica perversa, che è del tutto inadeguato chiamare sperpero, occorre dunque annoverare ai primi posti le classi dirigenti meridionali, a prescindere dalle appartenenze partitiche.

Il declino della subcultura rossa in Toscana, in M. Uleri a cura di , Democrazie e referendum, Bari: Le subculture politiche della Toscana e delVeneto, Padova: La problematica territoriale dello sviluppo italiano, Bologna: Atlante del capitale sociale in Italia, Bologna: Pavolini a cura di , Collaborare per crescere, Roma: Veneto ed Emilia Romagna a confronto.

Crisi e rinascita della cultura civica in America, Bologna Rispetto delle regole e rispetto dei diritti in Italia, Bologna: Untersuchungen über die Formen derVergesellschaftung, Berlin; trad. Comunisti e democristiani nelle regioni a economia diffusa, Bologna: The Changing Political Cultures in Italy: Notes for a Possible Research Program Abstract: The paper proposes, in a non-systematic ways, a discussion of some issues that may be the subject of a new phase of research on the subject of political culture in Italy.

First, it addressed the issueof the persistence of territorial differentiation of the political culture in Italy: La question germano-slave, le communisme Aux compagnons de la Fédération des sections internationales du Jura.

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